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Blog | Sanremo, Burt Bacharach e le band anni '80: ricordate che la musica va ascoltata, non guardata – Il Fatto Quotidiano

In nove punti random si parla di musica e di ciò che le gira intorno: aneddoti, curiosità, pettegolezzi, critiche e chi più ne ha più ne metta. Sanremo – a questo giro – fa la differenza, ma si parla anche di altro. In fondo al post, come consuetudine di questo blog – nato nel 2011 – troverete una playlist di nove brani da ascoltare gratuitamente sul mio canale personale di Spotify.

1. Anche il sottoscritto vuole lasciarsi trascinare (nel fango) da Sanremo. Se dobbiamo valutare artisticamente quanto è scaturito facciamo presto a chiudere il post, l’unico pezzo compiuto è quella di Anna Oxa: voce, testo, musica: non c’è storia, Lei, cent’anni avanti a tutti e a tutte: canzone bellissima (bravo Francesco Bianconi e co.) e lasciate perdere le stecche della prima serata, la voce c’è ancora! La canzone è difficilissima.

Lasciate perdere anche gli atteggiamenti, il look e tutto il resto, a fare la differenza è il brano! Ricordatevi che la musica, fino a prova contraria, andrebbe ascoltata (e non guardata). Quel che salta in testa è che Sali (canto dell’anima) sia sprecato per il circo sanremese, soprattutto per la sconfinata inadeguatezza dimostrata dalla Sala stampa, indispettita dall’atteggiamento della cantante (ha snobbato l’intera categoria). Sala stampa permalosa che non nasconde le proprie antipatie (alla faccia della professionalità) e si permette di esultare al quarto posto di Ultimo. D’accordo è vietato generalizzare, ma sarebbe importante che i giornalisti non coinvolti in questi squallidi giochetti ne prendessero le distanze.

2. Marco Mengoni, con quella voce sottile, ha vinto inspiegabilmente. Ha cantato un pezzo che più che una canzone pare una vera e propria lagna. Ben voluto dalla sala stampa (anche per questo vincente). La seconda, Cenere, cantata da un certo Lazza (divenuto in tre giorni più famoso del Papa) fa rimpiangere i tempi di Nicola di Bari, quando la voce non era un optional attaccata a un vocoder e all’autotune. Il terzo posto è stato conquistato da Mr. Rain (?); una paraculata epocale, come dice il mio amico Joyello, Povia è a un passo, o se preferite: Mr. Rain è Povia 2.0. La faccio breve perché corta è la lista delle canzoni decenti. Fare di tutta l’erba un fascio appare inevitabile; non rimarrà nulla di questa edizione di Sanremo, eccezion fatta per il pezzo, come detto, della Oxa e (forse) per Splash, la canzone di Colapesce e Dimartino (anche se Musica leggerissima era di un altro livello). Amen.

3. Rosa Chemical si è confessato alle Iene. Tra le altre cose ha detto: “Se vi dicessi che esiste un nuovo tipo di relazione nella quale si può amare una persona e allo stesso tempo soddisfare i propri desideri sessuali al di fuori della coppia?”. Io dico: ma quale strano meccanismo ti fa desiderare di rendere la trasgressione una consuetudine? Se tale è, non credi che dovrebbe rimanere nell’ombra, vissuta nell’(in)coscienza di chi ne vuole vestire il tratto? Altrimenti dove sta il gusto? A Rosa Chemical dico, inoltre, che la gonna il sottoscritto la metteva nel 1987 ed ero già antico come le prugne secche! Inneggiare, poi, al sesso libero nel 2023 è come vantarsi di mettere la canottiera di lana sotto la camicia. Chioso consigliandogli un’ultima cosa: anziché esplorare e uscire dalle comfort zone sessuali, si concentri sulla qualità della sua musica. Made in Italy, il pezzo portato al Festival, quello sì che appare marcatamente ordinario.

4. Parlare di Fedez è come sparare sulla Croce Rossa. E quindi facciamolo. Stranamente sono condivisibili le parole di Selvaggia Lucarelli rilasciate proprio per Il Fatto: “Un giorno qualcuno dovrà studiare il morbo Fedez Federico Lucia, ovvero questa preoccupante attitudine che ha nell’arrivare a una festa sempre con un unico scopo: diventare il festeggiato. Prendersi festa, regali, cori di buon compleanno e andare via puntando la festa (altrui) successiva […]”. L’ego di questo personaggio ha dimensioni che rasentano l’inverosimile. Doveva essere in effetti il Sanremo della moglie, ma niente. Lui ha trovato il modo di oscurarla con numerosi escamotage – vedi la polemica sulla maleducazione di Anna Oxa – oppure la messa in scena intorno alla canzone per creare il caso politico”. Ma sono infiniti i patetici tentativi di accentrare l’attenzione su di sé, non ultimo “il limone” con Rosa Chemical. Della serie: non se ne può veramente più.

5. Molliamo Sanremo. Gli U2 hanno annunciato una residenza a Las Vegas dove verrà suonato esclusivamente Achtung Baby. La nota ufficiale dice: “Stiamo costruendo un palco unico nel suo genere nel deserto. Noi siamo la band giusta, Achtung Baby l’album giusto e la Sphere il posto giusto per portare la musica a un nuovo livello d’esperienza. È quello che gli U2 hanno sempre cercato di fare con lo Zoo Tv Tour che è finito a Tokyo trent’anni fa”. Ad esser sinceri in Giappone non si è esaurito soltanto quel tour, ma anche la vena aurifera del gruppo; fatta salva la coda di Zooropa, i quattro irlandesi non ne hanno azzeccata una che sia una.

Ma andiamo avanti, la nota aggiunge: “La Sphere non è solo una venue, è una galleria d’arte ed è lì che la musica degli U2 verrà esposta”. Piccolo dettaglio non indifferente: l’assenza dai concerti del batterista Larry Mullen Jr, alla batteria ci sarà l’olandese Bram van den Berg, dei Krezip. “Dobbiamo dare tutto per suonare senza Larry, ma anche lui dà il benvenuto a Bram van den Berg che è una forza della natura”. Gli U2 non sono una band come le altre divenute nel tempo un’accozzaglia di turnisti, loro sono storicamente inscindibili: Bono, The Edge, Adam e Larry. Non è forse tale unione ad averli resi speciali? Ora lascio ai veri fan dei dublinesi una domanda: “Andreste voi a riascoltare il loro disco migliore senza uno dei quattro?”.

6. L’arterio di Morrissey continua a galoppare imperterrito. La battaglia contro la Capitol Records non accenna a fermarsi. Moz, sui canali social, tiene a ribadire quanto sia convinto che la label per la quale pubblica stia intenzionalmente posticipando l’uscita del suo nuovo album Bonfire Of Teenagers. E in effetti, il disco ancora oggi non si capisce quando sarà pubblicato. Il musicista britannico ha rilanciato lamentandosi del fatto che la Capitol stia dando la precedenza al “satanismo” di Sam Smith; la performance di Unholy di Sam Smith e Kim Petras alla recente cerimonia dei Grammy Awards sarebbe il motivo dello sbroccamento. Nel frattempo, a riqualificare la figura dell’ex Smiths ci ha pensato Nick Cave: “Opinioni e comportamento sono questioni separate e diventano irrilevanti a fronte del fatto che ci ha consegnato un catalogo musicale così vasto e straordinario. Non è una cosa da poco. Ha creato opere originali e di incomparabile bellezza, che sopravvivranno a lungo, anche alle sue oltraggiose opinioni politiche”. Della serie: “Ecco, un altro nato incendiario finito in vecchiaia pompiere”.

7. Il ritorno dei Depeche Mode non passa mai inosservato. È stato pubblicato Ghosts again, il primo singolo del nuovo album. Che dire? Nonostante i mugugni di alcuni fan, il pezzo funziona. Non credete che siano proprio loro gli unici rimasti in grado di evocare una certa coerenza stilistica? Eh, sì! Mica si chiede di evolvere in questo tempo musicale; è già tanto essere in grado di ripristinare se stessi. A tale riguardo, quali sarebbero secondo voi oggi i gruppi ancora in grado di fare semplicemente “memoria” del proprio verbo? Band in grado di pubblicare dischi inediti al giorno d’oggi, coerenti con il proprio passato. Forse i Cure? Ma non sono quelli che non azzeccano un album dai tempi di Disintegration (1989)? Oltre al fatto che sono quindici anni che Robert Smith annuncia l’imminente uscita della nuova fatica discografica. Gli U2, come ampiamente affermato, non ne beccano una dal 1991. I Simple Minds… lasciamo perdere! Un album degno di nota bisognerebbe ripescarlo dalla preistoria di quell’epoca!

Vabbè, la lista è infinita. Se non siete d’accordo provate a “sconfessarmi” trovando una band “uscita viva dagli anni 80” e, se avete voglia, scrivetene nei commenti. Nel frattempo, aspettiamo Memento Mori, l’album uscirà il 24 marzo 2023.

8. Burt Bacharach, musicista, cantante, compositore di alcune delle più celebri canzoni pop della storia, è morto all’età di 94 anni. Brani come I Say a Little Prayer, Alfie, Close to You, Promises, Promises – giusto per citarne alcuni – non possono essere sottesi dall’intera storia della musica. Stiamo parlando di uno dei più grandi in assoluto. Onore al suo ricordo e condoglianze vivissime a tutti i suoi fan.

9. Spazio per un consiglio musicale. Rivolgiamo ancora una volta lo sguardo all’epoca aurea della new wave soffermandoci al 1983: The Hurting dei Tears For Fears compie quest’anno 40 anni e li dimostra tutti; nel senso che è un disco invecchiato benissimo e che registra l’esordio – e che esordio – della band. Un album inserito perfettamente all’interno del periodo; i testi dipingono oscuri simulacri eretti proprio in contrapposizione alla sacralità delle coordinate musicali in voga, così come le connessioni con la musica pop permeano l’intera produzione, ma d’altronde il 1983, e ancor di più l’anno successivo, determineranno l’inesorabile fagocito della new wave entro dinamiche pop-commerciali (decretandone di fatto la morte). Tornando al disco, i singoli fanno la differenza: Mad World, Pale Shelter e Change sono una dichiarazione di intenti. Impossibile non amarli, ma l’album non è un semplice contenitore di successi. Ascoltatelo tutto. Canzoni come Watch me Bleed, Memories Fade e Start of the Breackdown scolpiscono sulla storia della musica un vero e proprio testamento. Disco epocale, illuminato.

Lascio qui di seguito un link di Spotify dove troverete 9 canzoni a mio parere significative della storia di Sanremo.

Buon ascolto!

9 canzoni 9 … di Sanremo

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