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Alla fine la selezione l’ha fatta anche la Francia: per 123 dei 234 migranti sbarcati a Tolone sulla Ocean Viking è scattato il «rifiuto di ingresso». Si sono invece già dileguati 26 minori – sbarcati sempre dalla nave di Sos Mediterranee – che erano ospitati in un centro d’accoglienza nel sud del Paese. Una bella grana per l’Eliseo, sotto attacco della destra e l’entourage del presidente Emmanuel Macron torna ad accusare il Governo italiano, parlando di vilain geste (brutto gesto) in relazione alla vicenda: ma «l’importante – aggiunge – è continuare la cooperazione e non fermarsi qui». La premier Giorgia Meloni, da parte sua, ha convocato nel pomeriggio una riunione per fare il punto con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, i ministri di Interno e Difesa, Matteo Piantedosi e Guido Crosetto, il sottosegretario con delega all’Intelligence, Alfredo Mantovano, ed il direttore del Dis, Elisabetta Belloni, anche in vista dei prossimi appuntamenti europei, in primis la riunione straordinaria dei ministri dell’Interno Ue convocata per il 25 novembre.

Migranti, in 130 soccorsi dalla guardia costiera al largo di Pozzallo

L’arrivo della Ocean Viking continua dunque a fare salire la tensione in Francia. La capogruppo del Rassemblement National, Marine Le Pen, attacca: «Il nostro governo è umiliato dalla fuga di 26 minori, tutto è fuori controllo». Le fa eco il leader di Reconquete, l’altro partito di destra, Eric Zemmour, indirizzando ironicamente i complimenti al ministro dell’Interno, Gerald Darmanin: «234 migranti, 26 minori sono fuggiti, 123 clandestini rilasciati. Totale: 149 sono già dileguati nella natura in una settimana, ovvero il 64%».

Dopo lo sbarco a Tolone i 234 sono stati condotti in un villaggio vacanze nel dipartimento di Var, nel sud della Francia, trasformato in «centro d’attesa» extraterritoriale da cui, almeno in teoria, non sarebbero potuti uscire. I 189 adulti sono stati tutti interrogati dall’Ufficio per la protezione dei rifugiati (Ofpra), che ha rifiutato l’accesso sul territorio francese a 123. Le persone ammesse sono invece 66. Nel frattempo, però, sembra che solo in 12 siano rimasti all’interno del centro.

E Parigi fa la voce grossa con l’Italia, pur assicurando che la collaborazione tra i due Paesi non si fermerà. «Ma le persone sbarcate a Tolone saranno detratte dal numero che accogliamo quest’anno per la solidarietà con l’Italia», annunciano dall’Eliseo. Il meccanismo volontario finora aveva portato al trasferimento di soli 38 richiedenti asilo verso la Francia. Nei giorni scorsi Darmanin aveva annunciato la sospensione totale dell’accoglienza dei profughi arrivati in Italia, invitando gli altri Stati a fare altrettanto. Al di là delle parole, quello francese di oggi sembra essere quindi un segnale di de-escalation lungo la strada di una normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi auspicata dal capo dello Stato Sergio Mattarella.

La questione migranti è stata esaminata anche nella riunione di oggi pomeriggio alla Camera presieduta da Meloni. Mantovano e Belloni hanno messo sul tavolo anche le informazioni degli 007 sulla difficile situazione dei Paesi di partenza dei flussi, Libia in primis, ma anche Tunisia ed Egitto. C’è quindi da definire la posizione da portare sui tavoli europei approfittando del fatto che il clamore sul tema di queste settimane è servito a farlo inserire all’ordine del giorno e la Commissione sta lavorando ad un Piano d’azione in materia che potrebbe vedere la luce a giorni. «L’Italia – secondo Piantedosi – ha fatto tornare la giusta attenzione degli organismi d’Europa. Il sogno migratorio dei giovani dall’Africa deve essere gestito da noi e dai Paesi da cui provengono, non dai trafficanti». Se ne parlerà nella riunione del Consiglio straordinario del 25 a Bruxelles ed il dibattito, fa sapere la presidenza ceca dell’Unione, «non sarà limitato a una sola nave ma sulla migrazione in senso largo, quella che si sviluppa attraverso varie rotte come i Balcani e i Paesi dell’Europa orientale potrebbero sottolineare la minaccia di una nuova enorme ondata di migrazione dall’Ucraina». In proposito, il ministro Crosetto nei giorni scorsi ha ipotizzato un flusso che potrebbe gonfiarsi fino a 7-10 milioni di «migranti invernali», ucraini che non avranno cioè la possibilità di scaldarsi per i danni alle infrastrutture causati dai bombardamenti russi e quindi tenteranno la fuga dal proprio Paese.

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