Whirlpool, nuova protesta dei lavoratori al Mise. I sindacati: “Governo obblighi azienda a stoppare licenziamenti e chiusura di Napoli” – Video

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Dopo le proteste a Napoli, i lavoratori della Whirlpool in sciopero e i sindacati sono tornati a Roma, di fronte al Ministero dello Sviluppo economico, per protestare “contro l’arroganza dell’azienda che ha aperto le procedure di licenziamento, al di là delle richieste di utilizzare prima le tredici settimane di cassa integrazione (così come previsto dall’avviso comune sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria con il governo, ndr) e contro la volontà di chiudere lo stabilimento di Napoli.

“Whirlpool in Italia registra un 20% in più di utili, difficile credere che sia un’azienda in crisi”, ha rivendicato la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, in corteo insieme ai lavoratori per chiedere che “la Whirlpool non venga chiusa, anzi sia rilanciata”. Eppure, denunciano i lavoratori, “sono più di due anni che i tre governi che si sono alternati non hanno trovato una soluzione concreta“. E ancora: “Da Calenda a Di Maio, fino a Patuanelli e Giorgetti, abbiamo sentito soltanto promesse”.

A occuparsi della vertenza adesso è la viceministra al Mise Alessandra Todde, che ha convocato in videoconferenza le delegazioni sindacali: “Stiamo lavorando ad un piano industriale serio e concreto che non solo metta in sicurezza i lavoratori, ma garantisca un futuro per il sito produttivo di Napoli, salvaguardando l’occupazione. La multinazionale non ci sta supportando, non è stata un interlocutore credibile. Ed è grave la decisione di non accogliere la richiesta delle tredici settimane di cassa integrazione”, ha spiegato ai sindacati durante l’incontro. Gli stessi che, al termine, hanno raccontato come l’esecutivo sia al lavoro per “una norma che impedisca alle multinazionali di andarsene quando lo decidono”. I lavoratori e i sindacati però chiedono risposte in tempi brevi: “Devono farla entro 65 giorni, vedremo. E non va abbandonato l’obiettivo di mantenere Whirlpool, chiediamo di essere convocati entro una settimana con Invitalia”, ha spiegato la segretaria nazionale Fiom Cgil Barbara Tibaldi.

Ma se la richiesta a Palazzo Chigi è quella di trovare una soluzione alla vertenza e fermare i licenziamenti, facendo rispettare gli accordi, c’è anche chi contesta anche la decisione dei sindacati di firmare, con esecutivo e Confindustria, l’avviso comune sulle 13 settimane di cassa: “Quello non era un accordo, non c’è alcun vincolo per Confindustria per farlo rispettare. Qui è una diga che sta crollando. E Draghi ha scelto una parte, che non è certo quella dei lavoratori”, ha attaccato l’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro.

E anche il deputato e segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, presente alla manifestazione, ha contestato la scelta dello sblocco dei licenziamenti: “Gianetti Ruote, Gkn, Whirlpool, quanti altri licenziamenti dobbiamo aspettare? Lo dico anche a Letta e Conte, si torni indietro su questa scelta. E si introducano norme più stringenti e più efficaci contro la politica delle delocalizzazioni”. “Noi lo avevamo detto al governo che tutto questo sarebbe successo senza la proroga del blocco dei licenziamenti. Ma l’esecutivo non ascolta i lavoratori e sbaglia. Mentre Confindustria dimostra di non essere in grado di rispettare gli accordi che firma, così i lavoratori ne pagano le conseguenze. In questo modo si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite”, ha concluso Re David.

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