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Trentasette anni fa la mafia uccideva Beppe Montana, il cacciatore di latitanti, “Investigatore esemplare”

freddato a santa flavia mentre si trovava con la fidanzata

Sono trascorsi 37 anni dal vile e brutale agguato mafioso ma nessuno ha dimenticato Beppe Montana.

Il 28 luglio del 1985 il commissario di polizia, che un duro colpo aveva inferto a Cosa nostra con le sue indagini, venne assassinato a Santa Flavia, alle porte di Palermo.

Lagalla: “Sua passione e senso dello Stato siano d’esempio”

Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla lo ricorda così: “Grande tenacia, determinazione e coraggio si legano al ricordo del commissario della Polizia di Stato Beppe Montana, investigatore impegnato nella lotta alla mafia e nell’individuazione di pericolosi criminali che hanno fatto parte di Cosa nostra. Mi auguro che la passione per il suo lavoro e lo spiccato senso dello Stato, che hanno contraddistinto il suo operato, possano continuare a essere d’esempio”.

L’estate di sangue del 1985

L’omicidio di Beppe Montana inaugurò un’estate di sangue e dolore per la Polizia di Stato che, a Palermo, in soli dieci giorni, fu privata di tre dei suoi migliori uomini ed investigatori della Squadra Mobile, caduti a seguito della violenta reazione mafiosa all’incisiva azione condotta da Montana, Cassarà ed Antiochia, in nome della legge e per conto dello Stato.

Originario di Agrigento (dove era nato l’8 ottobre del 1951), dopo che arrivò a Palermo, Montana si occupò fin da subito di dare la caccia ai latitanti, divenendo il capo della Catturandi.

“Siamo bersagli facili”

Alla Catturandi Beppe Montana ottenne risultati assai significativi. Nel 1983 aveva scoperto l’arsenale di Michele Greco e nel 1984 aveva assicurato alla giustizia Tommaso Spadaro, boss del contrabbando di sigarette e del traffico di droga. Aveva collaborato al “maxi blitz di San Michele” del pool antimafia, eseguendo parte dei 475 mandati di cattura. Con il pool avrebbe continuato a lavorare a stretto contatto fino all’ultimo suo giorno, consolidando con quella struttura un rapporto nato con il giudice Rocco Chinnici, impegnato in prima linea nella battaglia contro Cosa nostra.

Proprio dopo l’uccisione di Chinnici, Montana aveva dichiarato: “A Palermo siamo poco più d’una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà”.

Tre giorni prima della morte di Montana, il 25 luglio 1985, la Catturandi aveva arrestato otto uomini di Michele Greco, che si era sottratto alla cattura.

L’omicidio

Il 28 luglio 1985, il giorno prima di andare in ferie, venne ucciso a colpi di pistola (una 357 Magnum ed una calibro 38 con proiettili ad espansione) da un commando mafioso composto da Agostino Marino Mannoia, Pino Greco e Giuseppe Lucchese mentre era con la fidanzata a Santa Flavia. Sarebbe stato Mannoia a sparare il proiettile decisivo, mentre Lucchese e Greco avrebbero soltanto ferito gravemente il poliziotto. Venne ucciso nei pressi del porto dove era ormeggiato il suo motoscafo.

La frase famosa

Di quel 28 luglio rimase la frase che Cassarà disse al giudice Paolo Borsellino proprio davanti al corpo del poliziotto Montana: “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano”. Pochi giorni dopo, il 6 agosto 1985 toccò a lui. Come detto fu un’estate di sangue e dolore per la polizia e la città di Palermo.

L’impegno di Libera Terra e Consorzio Arancia Rossa

Unire l’intento di celebrare la figura di Beppe Montana e di farla conoscere ai giovani con il riscatto derivato dalla realizzazione di prodotti d’eccellenza coltivati nei terreni confiscati alla mafia. Da queste basi nasce il progetto di Libera Terra che ha creato una linea di prodotti biologici che comprende due varietà di marmellate di Arancia Rossa Igp, un succo di Arancia Rossa Igp e un liquore di arance amare.

La collaborazione tra le due realtà

La Beppe Montana – Libera Terra Soc. Coop. Soc. si è costituita nel giugno 2010 con bando pubblico, a seguito di un protocollo d’intesa promosso dalle prefetture di Catania e Siracusa. Il bando prevedeva la selezione di giovani con qualifiche professionali diverse finalizzata all’avvio di un percorso formativo dalla successiva costituzione di una cooperativa sociale ai sensi della normativa vigente sulla assegnazione dei beni confiscati alla mafia. Beppe Montana – Libera Terra è una cooperativa sociale ed agricola di lavoro, ha quindi come scopo quello di offrire opportunità lavorative dignitose a soggetti svantaggiati. Complessivamente, i terreni in gestione alla cooperativa hanno una superficie di circa novanta ettari e sono distribuiti in una delle aree più fertili della Sicilia orientale che va dal comprensorio dell’Etna alle pendici dei Monti Iblei, attraversando la Piana di Catania.

“Ringraziamo Libera Terra – dice il presidente del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia Gerardo Diana – per aver legato l’impegno etico, sociale e antimafia alle eccellenze del territorio come i prodotti Igp, veicolo della bellezza e della straordinarietà della Sicilia che produce e che guarda avanti. Legare i prodotti Igp e l’Arancia Rossa a una linea di produzione che ricorda la figura di Beppe Montana inorgoglisce non solo noi come Consorzio ma credo che debba inorgoglire tutti i siciliani onesti”.

“Con i prodotti Libera Terra – dice l’amministratore delegato della ‘Beppe Montana – Libera Terra’, Alfio Curcio – vogliamo raccontare le tradizioni e la bellezza dei territori dove operiamo. Le nostre scelte colturali e produttive mettono quindi sempre in primissimo piano le vocazioni territoriali. Di conseguenza, nella Piana di Catania la scelta di valorizzare, attraverso il nostro lavoro sui beni confiscati alla mafia, un prodotto di straordinaria qualità come l’Arancia Rossa Igp è stata naturale. Un impegno che portiamo avanti ogni giorno, anche in memoria di Beppe Montana”.

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