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Trent’anni da Capaci, a Palermo giornata di tensioni e polemiche sull’appoggio di Dell’Utri e Cuffaro al candidato sindaco Lagalla

La città stracolma di ragazzi ha reso onore ai suoi caduti. Ma nel trentennale della strage di Capaci a tenere banco a Palermo è stata ancora la polemica sull’appoggio di Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro al candidato del centrodestra, Roberto Lagalla. E le tensioni sono state acuite da un’aggressione a due candidati di fazione opposta. Ma andiamo con ordine.

Lagalla rinuncia alla commemorazione – Vengo, anzi no. L’ex rettore e aspirante sindaco dopo giorni di polemica aveva infine detto che sarebbe andato alla commemorazione, lo aveva anche ribadito fino all’ultimo. Salvo poi ritrattare infuocando il clima già tesissimo. Quando il prato verde del Foro Italico stamattina andava ancora riempendosi delle scolaresche accorse sotto il palco allestito per la commemorazione, Lagalla ha lanciato la scintilla: “Sono stato costretto a prendere questa decisione per evitare che qualche facinoroso, sensibile al fascino di certe feroci parole, potesse macchiare uno dei momenti simbolici più importanti della nostra città”. Ma cos’è successo da un giorno all’altro?

A fargli cambiare idea l’evento di domenica di Repubblica. A colpire nel segno è stato soprattutto il monologo di Pif: “Solo un cretino può pensare che non ci sia niente di male a farsi appoggiare da Cuffaro – ha detto l’attore e regista palermitano -. Siccome io sono convinto che non sono cretini, ma sono intelligenti, io vorrei chiedere: “come vi viene in mente?”. Per questo Lagalla ha parlato di un “premeditato linciaggio morale, camuffato da pièce teatrale. Sono profondamente addolorato per il clima d’odio che qualcuno sta alimentando strumentalmente. Auspico che da domani si torni a parlare di Palermo e delle idee per la sua rinascita. Io di certo continuerò a farlo”, conclude.

Aggrediti due candidati nella lista a sostegno di Ferrandelli – Da domani, forse. Ma intanto la giornata si aggrava di un altro episodio. Stavolta sono i candidati al consiglio comunale Ugo Forello e Giulia Argiroffi (candidati nella lista a sostegno di Fabrizio Ferrandelli), che hanno denunciato un’aggressione nei loro confronti. È capitato di fronte alla scuola Franchetti, dove era atteso l’aspirante sindaco del centrodestra per un evento. Lì c’erano però una decina di lavoratori della Reset, società partecipata del Comune. Forello e Argiroffi hanno chiesto il perché della presenza dei lavoratori della Reset ma sono stati aggrediti. E per Forello (ex M5s) non ci sono dubbi sul “modo clientelare con il quale alcuni candidati al consiglio e a sindaco si muovono per racimolare i voti in città. È uno schifo, a maggior ragione quando ad essere strumentalizzati sono i lavoratori di una partecipata durante le ore di servizio. Nel giorno della memoria per la strage di Falcone, dobbiamo difendere, ancora di più e senza timore, la qualità del consenso e il voto libero da qualsiasi condizionamento o promessa”.

Ai due aggrediti è arrivata subito la solidarietà dallo staff del candidato sindaco, ma non senza polemica: “Cessino immediatamente le provocazioni continue, soprattutto nei nostri confronti, che stanno inquinando la campagna elettorale di Palermo”. “Lagalla ci risparmi il vittimismo”, ha risposto, invece, il candidato della coalizione di centrosinistra, Franco Miceli. Che nel frattempo ha di prima mattina fatto un bagno di folla tra gli studenti accorsi al Foro Italico, e nel pomeriggio si è tuffato nell’affollatissima via Notarbartolo, dove migliaia di persone si sono radunate attorno all’albero di Falcone all’ora dell’esplosione di 30 anni fa, alle 17.58.

Le uscite del condannato Cuffaro – Il clima è sempre più teso da quando il centrodestra ha deciso di ricompattarsi su un unico candidato, quello indicato da Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno alla mafia, e cu cui ha infine puntato tutte le sue pedine Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento. Quest’ultimo, dopo avere fatto gridare in coro agli avventori della kermesse da lui organizzata lo scorso giovedì che “la mafia fa schifo” – slogan utilizzato anche prima di entrare in carcere – nel giorno della memoria della strage a social unificati ha rilanciato: “Noi siamo e vogliamo essere non solo le gambe di Falcone e Borsellino, ma anche e soprattutto cuore e mente! Portiamo avanti con fierezza e determinazione l’unico messaggio in cui crediamo fortemente, ossia che: #LaMafiaCiFaSCHIFO”, ha scritto Cuffaro sui profili Facebook e Twitter. Ma le polemiche non sembrano placarsi. E il presidente della commissione antimafia siciliana, Claudio Fava, si abbandona ad un’amara riflessione: “Trent’anni, d’accordo. Io però, sono sincero, sento il rischio che un velo d’ipocrisia avvolga questa giornata. La prima ipocrisia: una memoria senza verità è solo liturgia”.

Morra a Capaci: “Sono qui per sbaglio se per qualcuno la mafia non esiste” – Trent’anni dopo le commemorazioni sono pure a Capaci, dove il consigliere comunale Salvatore Luna, ex maresciallo dei carabinieri, in una seduta consiliare a una settimana dall’anniversario ha detto: “Capaci è un paese di gente perbene. La mafia qualcuno dice che c’è? Che la trovasse…”. Un episodio ripreso dai media che ha spinto il presidente nazionale antimafia Nicola Morra ad un amaro sarcasmo: “Mi trovo qui per sbaglio visto che qualcuno ha sostenuto che la mafia non esiste – ha detto Morra -, come se non ci fosse stato lo scioglimento del consiglio comunale, o l’operazione delle richieste estorsive, in pratica accettate da tanti commercianti del luogo”. Trent’anni dopo, insomma, le questioni sembrano ancora tutte aperte. Ma il capoluogo, a dispetto di ogni polemica, era ricolmo di gente. Studenti e famiglie hanno riempito il centro città, per tutta l’assolatissima giornata. Fino al concentramento all’albero di Falcone. Quando un lungo applauso ha rilasciato una forte ondata emotiva collettiva. Alle 17.58 in punto.

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