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Rifiuti a Pizzo e lavoratori costretti a timbrare in locali inadeguati, interviene lo Slai Cobas

Il sindacato denuncia la grave situazione in cui da tempo operano alcuni dipendenti costretti ad attendere parecchio tempo per poter rientrare a casa. Chiesto l’intervento del sindaco Pititto e dell’Asp di Vibo

Redazione

Rifiuti a Pizzo e lavoratori costretti a timbrare in locali inadeguati, interviene lo Slai Cobas

Nazzareno Piperno, coordinatore provinciale di Slai Cobas

Scende in campo il sindacato Slai Cobas, con il coordinatore provinciale Nazzareno Piperno in una vicenda che interessa il territorio comunale di Pizzo ed attiene al rispetto di alcuni diritti dei lavoratori addetti alla raccolta dei rifiuti. La presente in nome e per conto dei lavoratori nostri assistiti, dipendenti della società Calabra Maceri s.p.a, in servizio al Comune di Pizzo, per segnalare le gravi criticità operative che affliggono il cantiere in questione. In primo luogo – spiega lo Slai Cobas – si segnala l’assoluta inidoneità del luogo scelto dall’azienda quale punto di raccolta e timbratura dei lavoratori attualmente collocato presso l’isola ecologica sita in via Pietà SS per Sant’Onofrio, ex mattatoio.

Il luogo è del tutto privo di servizi igienici e di locale spogliatoio senza neanche la presenza di un lavabo per il lavaggio delle mani oltre che difficile accesso. [Continua in basso]

Pur essendo stato scelto, infatti, quale luogo di timbratura di inizio e fine turno dei lavoratori, questi ultimi quasi sempre si trovano nell’impossibilità di espletare l’incombente trovandosi di fronte ad un cancello chiuso che l’addetto incaricato dell’azienda provvede ad aprire a suo piacimento con il conseguente ritardo sia all’inizio del turno che alla fine del turno, allorquando i lavoratori dopo una giornata di servizio, nell’attesa dell’apertura di tale famoso cancello, si trovano costretti ad attendere per parecchio tempo prima di poter tornare alle loro case. Operazioni di timbrature che per il caso di lavoro prestato nelle giornate festive o di lavoro domenicale risultano del tutto impossibili rimanendo il cancello ovviamente sempre rigorosamente chiuso.

Se da un lato è facoltà dell’azienda scegliere come organizzarsi e dove collocare il luogo di raccolta e di svolgimento delle operazioni di timbratura, è anche vero che è preciso dovere dell’azienda organizzarsi in maniera tale da consentire un rapido svolgimento di tali operazioni senza incidere sul tempo e sulla vita dei lavoratori che non possono scontare sulla loro pelle i ritardi e le inefficienze altrui, costretti come sono, tra l’altro, ad attendere all’aperto senza alcun riparo, al sole d’estate ed al freddo ed alla pioggia d’inverno.

Si tratta di una situazione intollerabile – sottolinea lo Slai Cobas – destinata a provocare grave danno ai lavoratori che, peraltro si trovano a vivere anche per questi motivi in un clima di continua tensione; situazione in relazione alla quale compete al sindaco, quale rappresentante della Stazione appaltante cui sono affidati compiti di monitoraggio e sorveglianza sull’esatta esecuzione dell’appalto, intervenire per quanto di sua competenza per risolvere la situazione, specie ove si consideri la lunga militanza sindacale del primo cittadino di Pizzo prima di essere eletto.

Nel contempo la presente viene inviata all’Asp di Vibo Valentia competente in materia di sorveglianza sanitaria affinchè intervenga in merito ai gravi inadempimenti segnalati in materia”.

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