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Riciclaggio in Emilia: i vibonesi e il reato associativo. C’è pure un avvocato del Foro di Vibo

Viene contestato a quattro vibonesi il reato associativo nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Bologna che ha ieri portato all’esecuzione di 33 misure cautelari. In particolare, il reato di associazione a delinquere viene contestato a Saverio Serra, 51 anni, di Vibo Valentia, residente a Cervia, a Giovanni Battista Moschella, 63 anni, di Vibo Valentia, ma residente a Modena, a Antonino Carnovale, 47 anni, di Piscopio, domiciliato a Imola, all’avvocato Domenico Arena, 46 anni, di Vibo, residente a Modena.

Saverio Serra e Giovanni Battista Moschella sono finiti in carcere, Antonino Carnovale agli arresti domiciliari, mentre per Domenico Arena è scattato l’obbligo di dimora e la sospensione di un anno dalla professione.

Secondo l’accusa, Saverio Serra e Giovanni Battista Moschella sono accusati di aver operato “manovre patrimoniali distrattive in favore di società riferibili ai sodali”, come nel caso della Transer srl, “formalmente intestata ad Annunziata Gramendola, moglie di Saverio Serra, amministratore nei fatti della medesima società”. Anche Annunziata Gramendola, 47 anni, di Vibo Valentia ma residente a Cervia, è indagata e per lei è scattato l’obbligo di dimora.

Altre “manovre patrimoniali distrattive” vengono invece contestate a Giovanni Battista Moschella con la Tda Packaging Design srl di Reggio Emilia e la Tda Packaging Eu srl di Modena, entrambe amministrate da Giovanni Battista Moschella in concorso con Gregorio Ciccarello, 43 anni, nativo di Catanzaro ma residente a Modena, finito agli arresti domiciliari. Gli indagati avrebbero compiuto condotte di autoriciclaggio rispetto ai profitti procurati attraverso i delitti di intestazione fittizia relative alla società Dolciaria italiana srl ed in relazione alle distrazioni inerenti i delitti fallimentari della società Transer srl mediante successivo trasferimento occulto degli illeciti profitti di tali azioni nella neo costituita azienda La Dolciaria Italia srl di Saverio Serra. [Continua in basso]

Le affiliazioni

Ad avviso della Guardia di finanza e della Dda di Bologna, Saverio Serra sarebbe formalmente affiliato al clan Mancuso di Limbadi con il grado mafioso di “camorrista”, e viene inoltre indicato come genero di Giuseppe Gramendola (non indagato), quest’ultimo indicato nel capo di imputazione come “prestanome per il clan Mancuso con riferimento ai rapporti commerciali intrattenuti con Pantaleone Mancuso, alias Vetrinetta”.

Giovanni Battista Moschella, detto “Il Nonno”, viene invece indicato quale affiliato dei Mancuso di Limbadi e dei Piromalli di Gioia Tauro ed anche soggetto a disposizione del clan Tripodi-Mantino di Portosalvo e Vibo Marina.

Antonino Carnovale viene poi ritenuto “non affiliato a nessuna cosca”, ma “a disposizione di vari clan di ‘ndrangheta come i Piscopisani, i Lo Bianco di Vibo Valentia ed i fratelli Bonavota di Sant’Onofrio. [Continua in basso]

Le singole condotte

Saverio Serra sarebbe stato uno degli organizzatori dell’associazione, “manifestando tutto il suo ruolo di preminenza” nei momenti di tensione, incontrandosi di persone con i fratelli Patamia di Gioia Tauro per discutere riservatamente delle questioni organizzative del sodalizio criminale e concordare le strategie. Giovanni Battista Moschella nelle prime fasi dell’indagine avrebbe avuto un ruolo paritetico a quello di Saverio Serra e poi di subordine a quest’ultimo, operando anche per gli interessi economici dei Patamia, nonché “intrattenendo stretti legami con l’avvocato Domenico Arena quale consigliere in alcune delle operazioni scolte dai correi”.

Antonino Carnovale avrebbe invece operato in qualità di partecipe dell’associazione, collaborando con Saverio Serra e Francesco Patamia di Gioia Tauro (34enne finito in carcere e candidato alle ultime Politiche alla Camera dei deputati con “Noi Moderati”, la formazione politica di Maurizio Lupi) nella gestione occulta del Forno Imolese srl e della Dolciaria italiana srl.

L’avvocato Domenico Arena – che da anni esercita nel territorio emiliano pur facendo parte del Foro di Vibo Valentia – è accusato di essere un partecipe dell’associazione con il ruolo di “consigliere e mediatore” rispetto alle situazioni più critiche manifestatasi nel corso dell’indagine con riferimento ad equilibri e rapporti interni tra i sodali e le persone che professionalmente si interfacciavano con loro ed in particolare quale “referente dei sodali Giovanni Battista Moschella e Saverio Serra, pur non risultando aver rivestito nei loro confronti alcun formale incarico di tutela penale rispetto alle questioni indagate”. Le condotte criminose contestate agli indagati vibonesi si sarebbero svolte nelle province di Forlì, Ravenna, Reggio Emilia e Modena dall’inizio del 2018.

LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta fra Calabria ed Emilia, arresti e sequestri fra i clan Mancuso e Piromalli

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