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Quei bravi ragazzi, i calciatori più cattivi di sempre (quinta parte)

Roma, 29 mag – Limitare il calcio solo a tatticismi, dribbling, gol o risultati sarebbe da folli. Il mondo del pallone deve essere caratterizzato anche da aspetti che generalmente vengono messi in secondo piano o addirittura denunciati dal politically correct ma che invece rientrano nella passione per il gioco più bello del mondo. Per questo motivo andremo a raccontare le storie e gli aneddoti di alcuni fenomeni della sregolatezza.

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Calciatori più cattivi, ecco Stuart “Psycho” Pearce

Basterebbe il soprannome con cui era noto nell’ambiente. Se fuori dal campo è così taciturno da sembrare quasi timido, sul prato verde si trasforma e riversa contro gli avversari un’aggressività che incute timore. Terzino leggendario del Nottingham Forest, dotato di una grande ma composta combattività, oltre a un sinistro con precisione balistica. Nelle sue interviste ha sempre dichiarato che i suoi interventi al limite del ‘penale’ non erano frutto di una scorrettezza fine a se stessa. L’inglese è infatti cresciuto nella ‘Non-League’, quindi il campionato di quinta serie, calcando i campi più duri d’Inghilterra. Inoltre, a inizio carriera, Pearce lavorava come elettricista la mattina e si allenava il pomeriggio, avendo sempre poca fiducia nei propri mezzi e questo lo portò a dare il tutto per tutto in ogni singola partita.

Patrick Vieira, il “lungo”

Sui campi di Premier League la vita era dura, quando c’era Patrick Vieira. Il francese è difatti il nono calciatore della storia della Premier con più ammonizioni, prima di lui un altro duro come Roy Keane. E infatti proprio sui campi d’Inghilterra sono rimaste famose le sue continue litigate con l’irlandese. In mezzo al campo e fuori (tunnel di Highbury), i due non si sono mai risparmiati. Altri episodi duri ci furono con l’altra colonna, in tutti i sensi direi, del Manchester United, ovvero l’uomo di ghiaccio Jaap Stam. Ma il gigante franco-senegalese, spesso ambasciatore della lotta al razzismo, ebbe uno strano quanto incoerente alterco con Sinisa Mihajlovic nel 2000, durante un Arsenal-Lazio quando, svestito il mantello anti-razzista, apostrofò il serbo come “zingaro di me…” mentre Sinisa rispose con “nero di me…”. Sempre nella terra di Albione e sempre con la maglia dei gunners, ci fu un litigio al quanto particolare con il compagno di squadra Nicolas Anelka, che gli valse poi il soprannome. L’attaccante subì un’occhiataccia dopo un gol sbagliato a porta vuota e sulla propria biografia riporta un passo controverso in merito: “Dopo, in doccia, si rivolse contro di me e io risposi, sapendo che non avrei dovuto, chiamandolo ‘idiota chiappone’. In un primo momento mi squadrò con quei suoi occhi incavati. Ma poi… wham! Mi diede uno schiaffo in faccia con il suo pene”.

Altra squadra, altri compagni. In Italia, con la divisa bianconera, sfiorò la rissa con Zlatan Ibrahimovic per un mancato passaggio e l’anno successivo, trasferitosi nella Milano nerazzurra e con i postumi della sconfitta francese contro l’Italia poi campione del mondo 2006, con Marco Materazzi. E’ Ivan Ramiro Cordoba ha raccontare l’aneddoto sul suo libro Combattere da uomo: “ripensando al litigio tra Materazzi e Vieira alla Pinetina [..]. Durante la partitella se le sono date di santa ragione, poi su un calcio d’angolo Patrick [..] puntò verso Marco e lo colpì con il gomito. [..] per poco non scoppiò una rissa furibonda”.

Dulcis in fundo (forse), qualche giorno fa, si è giocata una partita tra Everton e Crystal Palace, fondamentale per i Toffees che si giocavano la salvezza. Dopo aver recuperato e vinto la partita (da 0-2 a 3-2), i tifosi dell’Everton hanno invaso il campo e uno di questi ha deciso di prendere di punta l’ex calciatore. Battute, offese e dito medio, il tutto ripreso con il cellulare. Si gonfia la vena e Vieira esplode un calcio verso il malcapitato, prima di essere portato via dal campo.

Francesco Campa

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