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Propaganda di sistema: quando i minorenni scrivono lettere e tesine ai premier




Roma, 3 set – Vogliono tutti scrivere ai premier, i giovani o i bambini. Ovviamente con ammirazione e devozione. Loro reagiscono sempre allo stesso modo, con sedicente umiltà, basso profilo, sensibilità. Dei veri campioni. È avvenuto con la letterina del bambino a Giuseppe Conte nel 2020, ora succede con la tesina delle medie scritta per Mario Draghi, come riportato da Tgcom24. Ma il sottotesto è sempre lo stesso: la riverenza.

Propaganda di sistema. Da Conte a Draghi, i più giovani dedicano scritti ai premier: o no?

Manifestazioni spontenee, circuite o banalissima propaganda di sistema? La letterina scritta Giuseppe Conte, al tempo riportata da tutti i media mainstream (come La Stampa), faceva abbastanza ridere: il bimbo di 5 anni mostrava una capacità di scrittura insolita, forse impossibile per la sua età e un uso del vocabolario onestamente troppo forbito (“in famiglia e a scuola seguiamo tutti le sue disposizioni”). Per carità, logico che, nel caso di autenticità, sia stata supervisionata dai genitori. Ma l’effetto di santificazione del premier e del suo operato infallibile era abbastanza evidente.

Così come lo è in questo caso, quando il premier da santificare si chiama Mario Draghi, il cui scritto dedicato non verrebbe dalle elementari ma dalle medie. Il ragazzino, tale Alessio, su Twitter scrive tronfio della risposta del premier alla tesina scritta sulla sua vita: “Ieri mattina, al mare, ho ricevuto la risposta all’invio della mia tesina da parte del presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi. La mia tesina parlava della sua vita. Grazie per la risposta… Ora sono contentissimo”. Tgcom definisce Draghi un “idolo del ragazzo”, appena uscito dalla licenza media: insomma, un po’ come i supereroi dei fumetti, diciamolo pure.

Ovviamente, il premier risponde, e lo fa con la consueta e sedicente umiltà: “Non so se merito simili elogi o paragoni tanto illustri, ma spero che la mia storia possa esserti d’ispirazione”. Proseguendo così: “In ogni fase della mia vita, ho sempre considerato fondamentale impegnarmi nello studio e nel lavoro. I risultati che ho raggiunto sono stati anche merito degli straordinari maestri che ho avuto. Ne hai ricordati alcuni, come Federico Caffè e Franco Modigliani, ed è bello che un ragazzo come te li conosca”. Ed è curioso che l’ex governatore della Bce ricordi proprio Federico Caffé, il cui insegnamento sul ruolo della spesa pubblica ha tradito in ogni modo. Ma probabilmente le parole strappalacrime sono più importanti dei concetti.

Supremi leader o presidenti del Consiglio, non cambia molto

Pare quasi un culto della personalità da regime totalitario, in effetti. Ma con l’inganno perenne della democrazia e della libertà di parola. In questo caso, anche la fortissima tentazione di dipingere i capi – tutt’altro che democratici, tra l’altro – come dei campioni di lavoro, modestia o addirittura sensibilità. L’ipotesi della propaganda di sistema è difficile da scartare con faciloneria, insomma. Conte assicurava il bimbo di 5 anni che avrebbe detto lui a Babbo Natale quanto lui fosse stato bravo nel rispettare le regole anti-Covid, per “cacciare il virus tutti insieme” (dei veri superpoteri collettivi, quelli di questi superpremier), Draghi con una specie di emozione imbarazzata, perfino insicura, sugli “elogi eccessivi” del ragazzino delle medie. E ovviamente, con i richiami al “lavoro e allo studio”. Che, per carità, ci sono. Tutto si può dire, meno che Draghi non abbia studiato. Ma un superuomo amato dai ragazzini d’Italia, al massimo, potrà esserlo per la incessante propaganda che arriva dai media schierati a senso unico sulla sua figura. Non certo per le sue mediocri doti politiche.

Stelio Fergola

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