Privacy: Garante chiede chiarimenti a Clearview AI

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Anche il Garante della Privacy italiano ha deciso di intervenire per chiedere chiarimenti a Clearview AI e il suo riconoscimento facciale.

L’autorità ha chiesto chiarimenti all’azienda per l’uso e la conservazione dei volti che usa nei suoi algoritmi e che sono poi venduti a forze dell’ordine e aziende private.

Clearview AI e il riconoscimento facciale

Clearview AI è una società operante nel settore IT che fornisce software di riconoscimento facciale, commercializzato principalmente per le forze dell’ordine.

Nelle ultime settimane, l’azienda era stata criticata e presa di mira dall’organizzazione no-profit Privacy Network, che aveva inviato un appello al Garante Privacy per fermare il suo riconoscimento facciale.

L’accusa è quella di acquisire in modo automatizzato miliardi di immagini, presenti sul web e sui social network, solo per allenare il suo algoritmo.

Sono ben 3 miliardi le foto di volti all’interno dei suoi database, utilizzate per allenare un algoritmo venduto a forze di polizia e aziende private.

Questa pratica viola i diritti alla privacy e, dunque, il GDPR europeo. I dati sono infatti trattati senza alcun consenso e senza la possibilità per i cittadini di avere un controllo su di essi.

L’organizzazione, dunque, ha invitato il Garante privacy a prendere posizione e istituire un’indagine.

Minaccia per la privacy

Nonostante le diverse critiche, lo scorso febbraio, l’amministratore delegato Hoan Ton-That, aveva commentato:

“La nostra tecnologia non è disponibile nell’Unione europea. Attendiamo di attivare un dialogo con il Data protection officer di Amburgo nell’ottica di rimediare alle loro preoccupazioni”.

Tuttavia, la tecnologia sta ora sbarcando in Europa, e dunque anche in Italia. Ecco perché la situazione sembra ora interessare anche il Garante italiano.

L’azienda, dunque, attraverso la tecnica dello scraping, ha raccolto e inserito nei suoi database anche i volti dei cittadini europei. Il tutto è avvenuto senza chiedere un consenso e, dunque, non tutelando la privacy dei diretti interessati.

Clearview AI ha infatti creato un motore di ricerca delle facce e dei visi presenti sul web e provenienti da qualsiasi fonte pubblica. Ad ogni volto è associato un codice chiamato hash. L’azienda permette di inserire una foto e confrontarla con oltre “3 miliardi di immagini” alla ricerca di un incrocio.

Questa tecnologia è stata utilizzata da enti privati, fondazioni bancarie, casinò e le forze dell’ordine statunitensi. Questo dimostra come la privacy degli utenti online non sia tutelata.

Interviene il Garante della Privacy

Dopo l’invito dell’organizzazione no-profit, l’autorità italiana per la protezione dei dati personali ha deciso di intervenire ed occuparsi del caso di Clearview AI.

Il Garante italiano, lo scorso marzo, ha chiesto all’azienda chiarimenti sulle modalità tecniche della gestione e protezione dei dati.

In particolare, il Garante vuole sapere come i dati biometrici delle foto vengano elaborati, se siano protetti e se vi siano processi di decisione automatica dietro l’analisi del volto.

Il precedente in Germania

Il Garante italiano non è, comunque, il primo ad intervenire in Europa. In passato, anche l’autorità di Amburgo ha ordinato all’azienda di cancellare le informazioni relative a qualsiasi cittadino tedesco e tutelare la sua privacy.

Nonostante ciò, non vi sono stati veri e propri effetti generali. Il provvedimento, infatti, ha riguardato soltanto i dati del richiedente e dunque non vi sono stati cambiamenti per tutti i cittadini dell’Unione Europea.

Secondo Noyb, organizzazione no-profit, infatti:

“Ciascun cittadino dovrebbe ricorrere contro Clearview AI in modo da non venire incluso nei risultati di ricerca del database biometrico”.

Proposta di legge contro riconoscimento facciale

Il dibattito sul riconoscimento facciale è ormai acceso. Oltre ai dibatti intorno a Clearview AI, infatti, vi sono numerose discussioni generali sul riconoscimento facciale e sulla poca tutela della privacy dei cittadini.

Da poco, anche Filippo Sensi, deputato del partito democratico, ha avanzato una proposta di legge per una moratoria sull’utilizzo delle tecnologie di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici:

“Di questo tema se ne parla in tutto il mondo, in America, in Francia, nel Regno Unito, perché fa parte delle questioni relative alla privacy e ai diritti. E’ un tema che sta arrivando anche in Italia, ed è forse il momento di fermarci un attimo e ragionare se sia necessario o meno avere un perimetro normativo, oppure, per esempio, investire il Garante della privacy di darci un parere”.

La legge è in attesa di essere dibattuta dal parlamento italiano.

Alessia Gaglianese

Creativa e ambiziosa. Appassionata di grafica, di comunicazione e di tutto ciò che è innovativo. Sempre pronta a migliorare me stessa e ad affrontare nuove sfide.