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Primarie in Sicilia, Letta prova ad allargare il fronte dei riformisti

Avanti sulle primarie in Sicilia. Enrico Letta e Giuseppe Conte continuano a lavorare sulla consultazione comune per la scelta di un candidato. «Per noi – ha detto il segretario Pd – sono il modo migliore per scegliere un nome che sia vincente» perché «dalla Sicilia viene un grande messaggio di unità a livello nazionale per i progressisti. Vinceremo le regionali e saremo più forti in vista delle nazionali». Meno accalorato il presidente del M5s: «Sicuramente le stiamo valutando». Il percorso è da definire. Prima di tutto, il perimetro. Poi c’è da valutare la possibilità di estendere il metodo ad altre regioni e, chissà, a livello nazionale.

Per il momento al lavoro sulle primarie in Sicilia ci sono Pd, M5s e le forze della sinistra (Cento Passi, Psi, Articolo 1, Verdi). Una coalizione ridotta, rispetto al campo largo inseguito da Letta in vista delle politiche del 2023. Il senatore dem Andrea Marcucci ha chiesto di aprire la consultazione siciliana «a tutti i riformisti», quindi anche ad Azione+Europa e Italia Viva. La proposta, però, non pare abbia le gambe troppo lunghe. Pesano le divisioni a Palermo, oltre alle distanze ormai consolidate a livello nazionale. «A Palermo – ha detto il segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova – mentre Pd e M5S cercavano un candidato che consentisse loro di cementare l’alleanza alle elezioni politiche, +Europa e Azione sono scese in campo con Fabrizio Ferrandelli, l’unico candidato che parla della città e non di accordi o di alleanze per futuri impegni elettorali, locali e nazionali». Anche il presidente di Azione, Matteo Richetti, ha frenato. «Prima di fare le primarie, dovremo metterci d’accordo su un programma. E se penso al M5s mi viene da chiedere, per esempio: il termovalorizzatore c’è o non c’è? Noi crediamo alla coerenza del progetto e con il M5s è difficile».

Stesso refrain in Italia Viva: «Con i Cinque stelle la vedo complicata», spiegava un big renziano nei corridoi della Camera. D’altronde, fra le forze in campo la freddezza è reciproca: «La differenza fra noi e Calenda – ha detto Conte – è che noi facciamo politica per i cittadini, altri per attirare dei titoli di giornale». Anche nel Pd si ricordano le scelte «quantomeno contraddittorie» degli ultimi mesi di Renzi in Sicilia. «Tutto quello che è costruzione del fronte progressista va bene – è comunque la riflessione – Il dialogo con tutte le forze politiche verrà portato avanti dagli organismi dirigenti a livello locale». L’unico candidato già in corsa per le primarie, cioè il leader di Cento passi Claudio Fava, spiega i confini: “C’è una discriminante chiara per l’aria progressista ed è l’opposizione al centrodestra al governo in Sicilia e il non appoggiare loro candidati a sindaco a Palermo e Messina». Nel M5s le primarie scaldano di meno: c’è chi li ritiene un passaggio necessario per fare sintesi fra due forze che aspirano a presentare un loro candidato e in assenza di una figura indipendente che possa mettere d’accordo tutti. Il Pd discuterà di elezioni anche in queste ore, con una segreteria convocata per le 11 al Nazareno. A Palermo resta intanto alto lo scontro fra Pd e il candidato di centrodestra: «Mi piacerebbe sentire Roberto Lagalla dire che i voti della mafia non li vuole», ha detto Letta. «C’è una certa sinistra che sta strumentalizzando il tema della legalità, così da alimentare un clima d’odio molto pericoloso che auspico non debordi in violenza», è stata la risposta.

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