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Pd, Bonaccini si candida a segretario: “Non deleghiamo la sinistra al M5s e i moderati ad Azione-Iv”

Una “agenda nuova” per riprendersi il centrosinistra, perché “non vogliamo delegare al M5s di rappresentare la sinistra e ad Azione-Italia Viva i moderati”. Insomma: “Questo spazio ora ce lo andiamo a riprendere noi”. Senza correnti, è l’auspicio. E con un gruppo dirigente nuovo, che ritiene necessario. Stefano Bonaccini si candida alla segreteria del Pd e sceglie un luogo simbolo, il suo circolo di Campogalliano, per tracciare la rotta della sua partecipazione in prima fila al congresso dem.

Lo fa con parole dure rispetto a ciò che il Partito Democratico è diventato negli ultimi anni. Chiede un “partito da combattimento” e la capacità di saper trasformare i “nostri valori giusti” in “proposte concrete”. E ribadisce la necessità di saperle comunicare. Insomma, condanna il gruppo dirigente che ha gestito il partito e sostiene di volerne costruire uno nuovo, sul territorio: “Dobbiamo valorizzarlo di più per avere più credibilità”, scandisce. Avvisando che “abbiamo avanti 5 anni di opposizione”, una “traversata nel deserto” la chiama, e che questo tempo va impiegato per “costruire un Pd che vince”. In altri termini: “Non possiamo affondare sotto i colpi della destra e delle altre opposizioni che stanno tentando di dilaniarci. Quello che dobbiamo fare lo decidiamo noi”.

Il Pd, è stato il ragionamento di Bonaccini, è “necessario per la stessa qualità democratica del Paese, rappresentando ideali e valori alternativi alle posizioni più conservatrici e alle derive populiste o sovraniste”. E in questo momento, avverte, “in gioco per la prima volta da quando è nato c’è la vita stessa del nostro partito”. Anche per questo “non basterà un congresso”. Il vero “compito” è “far tornare a essere il Pd un grande partito popolare, radicato nella società, a vocazione maggioritaria, perno di un nuovo centrosinistra capace di battere la destra nelle urne alle prossime elezioni”. Un partito quindi che “vince nelle urne e non governa per alchimie nate in Parlamento”. La stagione “in cui si sta al governo, anche se non si vince, è finita”, avverte sottolineando che “l’abbiamo anche pagata”.

La ricostruzione passa anche dal “saper comunicare la propria identità” alle persone: “Dobbiamo ritrovare anche la semplicità del messaggio e del linguaggio per dire chi siamo, chi vogliamo rappresentare, quale idea di società abbiamo”. Un militante di destra o del M5s, fa autocritica Bonaccini, “impiega dieci secondi, a noi a volte non bastano 20 minuti”.

Articolo in aggiornamento

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