Nuovo decreto e Dpcm di Draghi, cambia la strategia anti-Covid: primi segnali di una terza ondata

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Da un lato c’è il nuovo decreto che istituisce zone rosse più dure, un lockdown molto simile a quello di marzo, dall’altro c’è il nuovo Dpcm che l’Italia conoscerà entro il 5 marzo e che è ancora un’incognita. Ma emergono le prime intenzioni del governo Draghi che non vuole stravolgere il sistema dei colori, ma a quanto sembra modificarne solo i parametri anche sulla base del pressing delle Regioni.

E all’orizzonte ci sono le varianti e una terza ondata che già potrebbe essere arrivata in alcune zone, tra cui Brescia. Lo ha detto Guido Bertolaso, parlando al Consiglio regionale della Lombardia. “A Brescia evidentemente ci troviamo di fronte alla terza ondata”, è l’allarme dell’ex capo della protezione civile, che nei mesi scorsi è stato consulente di Musumeci in Sicilia e adesso lo è per le vaccinazioni in Lombardia.

“La provincia di Brescia ha un’incidenza, ovvero un numero di nuovi casi, doppia rispetto al resto delle province lombarde. Allo stato attuale, la situazione è sotto controllo e gestibile rispetto all’autunno passato, in tutto il territorio regionale, tranne in provincia di Brescia, dove siamo di fronte alla terza ondata della pandemia. Uno stato che va aggredito immediatamente” ha aggiunto Guido Bertolaso. Già ora i reparti di rianimazione a Brescia sono “sotto stress” e per questo Areu ha “già trasportato pazienti nelle aree limitrofe”.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi

Non a caso in tutta la provincia sta scattando una zona arancione rinforzata, su ordinanza del presidente Fontana, che in aggiunta alle classiche misure prevederà anche la chiusura di tutte le scuole, il divieto di andare nelle seconde case, l’utilizzo dello smart working dove possibile e la chiusura della attività in presenza.

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Il rafforzamento dei divieti nelle zone più colpite sarà dunque il fulcro della strategia del governo Draghi, che a differenza di quanto accadeva durante il precedente esecutivo, sembra tener conto maggiormente della linea rigorista del ministro della Salute Roberto Speranza.

In alcune zone si potrebbe tornare a forme di lockdown come a marzo. In sostanza, nei territori in cui l’incidenza dei contagi è ritenuta allarmante, sarà possibile muoversi di casa solo per fare attività motoria o sportiva nei pressi della propria abitazione, oltre ai consueti motivi di lavoro, salute e necessità. Ma sarà vietato far visita ai parenti. Rispetto a marzo, verrà confermata la misura che consente a chi abita nei Comuni con meno di 5 mila abitanti di poter muoversi anche verso comuni diversi, ma in un raggio di 30 chilometri e non nei capoluoghi di provincia.

Cruciale è la data del 5 marzo, quando scadrà il Dpcm attualmente in vigore. Che succederà? Come detto, la divisione dell’Italia in zone colorate non dovrebbe cambiare, tuttavia potrebbe esserci una modifica dei parametri che determinano le scelte. Al momento l’andamento della pandemia in Italia non si muove in modo uniforme. Ad alcune zone del Nord dove i numeri tornano a preoccupare, ci sono altri territori, tra cui la Sicilia dove l’incidenza è molto più bassa. Eppure nella stessa Isola, proprio oggi sono state dichiarate due zone rosse, a San Giuseppe Jato e San Cipirello, segno che l’attenzione del governo regionale è alta nonostante la regione sia al momento in zona gialla.

Nello Musumeci

Nell’Isola gli ultimi bollettini hanno indicato una certa stabilità dei nuovi contagi, ma una netta diminuzione dei ricoveri. A Enna, per esempio, si è azzerato il numero di pazienti Covid nella Terapia intensiva dell’ospedale Umberto I.

Fino a oggi ci sono solo 8 pazienti nel reparto di malattie infettive, 2 in semintensiva e una paziente è ricoverata in ostetricia Covid.

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