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Raccolta firme: “Ci vorrebbe normativa più omogenea, senza senso divieto firma digitale, ma ormai troppo tardi”

Raccolta firme, Azzariti: “La normativa che prevede la raccolta firme solo per la presentazione di nuove liste elettorali è irragionevole. E’ francamente privo di senso il fatto che, ad esempio, il raggruppamento neonato di Di Maio e che non è passato per alcuna competizione elettorale venga esentato dalla raccolta firme solo perché si collega al simbolo di Tabacci. Mentre Cappato, che si vuole presentare con una nuova lista, è costretto a raccoglierle. Non so quanto possa essere rappresentativa la lista di Cappato, se lo sia più o meno di quella di Di Maio, a stabilirlo dovrebbero essere gli elettori e ‘ai blocchi di partenza’ non vedo perché dovrebbe essere ostacolato l’uno e favorito l’altro”.

Ne parla con l’Adnkronos il costituzionalista Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università la Sapienza di Roma che sottolinea: “Nel rispetto del principio di uguaglianza, ci vorrebbe una normativa più omogenea”.

L’irragionevolezza, secondo Azzariti, non è determinata dal fatto che “non si possano in assoluto fare distinzioni tra i partiti che hanno già dimostrato una loro rappresentatività. Dunque è possibile esentare liste che hanno rappresentanti eletti in parlamento”. La questione riguarda in particolare le nuove formazioni nate e che non si sono mai presentate a competizioni elettorali. “In tali casi mi pare irragionevole premiare le nuove formazioni solo perché stanno casualmente in Parlamento e possono collegarsi a simboli concessi da altri parlamentari”.

“Questa estensione – commenta – è tale da rendere direi quasi casuale, la possibilità di raccogliere queste firme”. “Tabacci – ricorda il Costituzionalista – è già servito per favorire la presentazione del gruppo parlamentare di +Europa. Adesso consente ad una forza neo-istituita di presentarsi alle elezioni senza dover raccogliere le firme. Solo perché generoso? Non mi sembra sufficiente”.

Per quanto riguarda infine la raccolta di firme telematica, non ammessa dalle norme e contestata da più fronti, “è una scelta politica. Posso aggiungere che opporsi ad una simile modalità di raccolta delle firme mi sembra una battaglia perduta. È solo una questione di tempo. Oggi comunque il punto è come giustificare l’averla consentita nei referendum ma non per le liste elettorali. Ormai certo è troppo tardi rimediare. Cambiare le regole con un decreto legge a gioco iniziato – conclude – non può essere la soluzione. Peccato, perché era una questione prevista, anticipata e sollevata da tempo” e perché si scopre che non è stato fatto nulla quando ormai è troppo tardi. (di Roberta Lanzara per Adnkronos)