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La popolazione mondiale raggiunge quota 8 miliardi: quali sono le conseguenze ?

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Attraverso una stima ufficiale stilata dall’ONU, la popolazione mondiale ha superato la soglia di 8 miliardi di persone. La costante crescita, però, ha certamente delle conseguenze anche negative, tra cui l’aumento di persone in povertà.

Il boom in soli 12 anni

Fino al 1800, la Terra era abitata da circa un milione di persone. In pochissimo tempo si è realizzato un boom dell’aumento demografico arrivando sino alla soglia attuale. Si stima che entro il 2037 la popolazione sarà circa di 9 miliardi entro il 2037, per poi raggiungere una fase di stagnazione entro il 2040.

Le varie ricerche dimostrano che siano le donne ad avere una vita più longeva. Inoltre, se fino al 1950 vi era un’aspettativa di vita che arrivava a 47 anni, prima dell’inizio della pandemia, il dato era sensibilmente cambiato fino a 73 anni.  Si prevede, infatti, che entro la metà del secolo essa aumenti ulteriormente, arrivando oltre gli ottant’anni.  Questo significa che gli anziani diventeranno presumibilmente il doppio dei bambini sotto l’età di 5 anni.

La causa della crescita esponenziale è certamente dovuta ai miglioramenti nel campo della medicina e dell’igiene, dato affermato dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres in occasione del World Population Day, aggiungendo che «è un’occasione per celebrare le nostre diversità nel riconoscimento di essere un’unica umanità».

Aumenta la popolazione ma aumenta anche la fame

L’aumento della popolazione, però, è compromesso dai cambiamenti climatici sempre più pericolosi, con conseguente crescita della fame. Per non parlare della pandemia e la guerra in Ucraina che ha riscontri negativi in tutto il globo.

Dall’analisi Coldiretti emerge che più di 1 su 10 (828 milioni) soffre la fame. Circa 2,3 miliardi di persone nel mondo, il 29,3%, vivono in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave e si stima che 45 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni soffrano di deperimento. Inoltre, 149 milioni presentano deficit di sviluppo a causa di una mancanza cronica di nutrienti essenziali nella loro dieta.

È importante sottolineare che l’aumento della fame non è presente solo nei paesi meno sviluppati, ma è sempre più presente anche in quelli “più ricchi”. Tutti gli avvenimenti degli ultimi anni, tra cui anche il caro energia, hanno messo in ginocchio miliardi di persone.

Cosa prevedeva l’agenda 2030

Sconfiggere la fame nel mondo è il secondo obiettivo che era stato individuato dell’Agenda ONU 2030, il piano per rendere più sostenibile lo sviluppo e la vita delle persone sul pianeta.

In particolare, cercare di garantire alle persone più povere o fragili accesso a cibo sicuro e nutriente, combattere la malnutrizione e le malattie che provoca la denutrizione, in particolare nei minori.

Nell’articolo vi è anche indicata la necessità di  «raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di alimenti su piccola scala, in particolare le donne, le popolazioni indigene, le famiglie di agricoltori, pastori e pescatori, anche attraverso l’accesso sicuro e giusto alla terra, ad altre risorse e stimoli produttivi, alla conoscenza, ai servizi finanziari, ai mercati e alle opportunità che creino valore aggiunto e occupazione non agricola».

Ci si chiede ora se questo obbiettivo sia realmente raggiungibile. Ciò che sembrerebbe permettere di avvicinarsi alla meta è la possibilità di investire in infrastrutture rurali, servizi di ricerca e di divulgazione agricola, soprattutto nei paesi meno sviluppati. Incentivare l’uso di nuove tecnologie e produrre in modo più sostenibile, riducendo le emissioni.

Inoltre, vi è l’invito a mettere in moto un comportamento maggiormente rispettoso dell’ambiente da parte di ogni singolo cittadino, eliminando sprechi e uso dispendioso di plastica, usare prodotti eco-friendly e comprare da produttori locali, evitando alimenti processati.

Sara Sapuppo

Fonti: ANSA, Sky tg24, giovani2030.

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