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In Italia aumenta la popolazione straniera, ma adesso il numero di studenti è in calo

Di fronte all’ormai consistente mondo dell’immigrazione e della popolazione straniera residente in Italia, si deve «non solo accogliere» ma anche «integrare» con una politica che non crei un «noi» e un «loro» e che invece, «partendo dai dati di realtà», pensi a mettere in campo strumenti concreti come nuove estensioni della cittadinanza – in particolare per gli alunni stranieri che frequentano le scuole italiane -, regolarizzazioni dei lavoratori migranti, permessi che vadano oltre la gestione emergenziale dei flussi, case popolari per favorire i ricongiungimenti familiari e, più in generale, il superamento della «paura» a favore dell’attuazione dell’incontro.

È quello che chiedono al nuovo governo, insieme all’abbandono di «letture sovraniste», i vescovi italiani che hanno presentato oggi nella sede di via Aurelia, il Rapporto Immigrazione 2022, dal titolo «Costruire il futuro con i migranti», redatto da Caritas italiana e Fondazione Migrantes.

È proprio ai numeri del Rapporto che i vescovi invitano a guardare. Primo fra tutti, «la ripresa della crescita della popolazione straniera residente in Italia»: i dati al primo gennaio 2022 parlano di 5.193.669 cittadini stranieri regolarmente residenti, cifra superiore a quella dello scorso anno. Sono aumentati anche i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno, si legge nel Rapporto, (al primo gennaio 2022 sono 3.921.125, mentre nel 2021 erano attestati sui 3,3 milioni), così come i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nell’anno: nel corso del 2021 sono stati 275 mila, +159% rispetto al 2020 (105.700); in particolare si è registrata un’impennata dei motivi di lavoro, certamente come esito della procedura di sanatoria varata dal governo nel 2020. Anche i provvedimenti di cittadinanza – si legge ancora – hanno segnato una certa crescita: sono stati 118 mila nel 2020, ovvero un +4% dall’anno precedente».

Il Rapporto segnala poi una novità dell’anno scolastico 2020/2021, «la diminuzione del numero degli alunni con cittadinanza non italiana: 865.388 in totale, con un calo di oltre 11 mila unità rispetto all’anno precedente (-1,3%). È la prima volta che accade dal 1983/1984, anno scolastico a partire dal quale sono state fatte rilevazioni statistiche attendibili».

Sul fronte delle criticità, il dossier segnala il minor accesso se non la vera e propria esclusione, dei migranti dalle politiche sanitarie di contenimento del Covid («Durante la crisi sanitaria pandemica centinaia di migliaia di persone, tra cui tanti immigrati, si sono trovate escluse dalle tutele, dai programmi di mitigazione e di prevenzione come tamponi e vaccini, dai ristori e, probabilmente, anche dalle future politiche di rilancio»), ed evidenzia anche un trattamento di fatto di serie B per la popolazione carceraria straniera: «I dati restituiscono ancora una volta la fotografia di un sistema in cui le persone migranti finiscono con più facilità nel sistema carcerario e ne escono meno agevolmente degli italiani. Se le pene inflitte denotano una minore pericolosità sociale degli immigrati, gli stessi beneficiano in maniera più blanda delle misure alternative rispetto ai detenuti autoctoni. Agli stranieri, inoltre, viene applicata con maggiore rigore la custodia cautelare in carcere: ben il 32% degli stranieri detenuti è in attesa del primo grado di giudizio. Circostanza, questa, che finisce con il determinare una sovra-rappresentazione della popolazione carceraria straniera».

Tutto ciò porta il segretario generale della Cei, l’arcivescovo di Cagliari monsignor Giuseppe Baturi a respingere la prospettiva di un inasprimento delle norme sui migranti con l’insediamento del nuovo governo di centrodestra: «Spero di no – risponde ai giornalisti – e spero che anzi si possano sviluppare ragionamenti che, superata la paura, possano tracciare un percorso di incontro e un futuro migliore, non semplicemente per accogliere ma per integrare, costruire assieme».

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