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Impegno Civico, il nuovo partito di Di Maio e la palude centrista

Roma, 1 ago – Il ministro degli Esteri ed ex M5S, Luigi Di Maio, ha presentato nella mattinata di oggi il suo nuovo progetto politico: Impegno Civico. Com’era facile aspettarsi, il nuovo partito di Di Maio sembra un’accozzaglia dei peggiori cliché del centrismo moderato.

Il nuovo simbolo

Ci sono poche cose che spiccano nel logo del nuovo partito di Di Maio. Il nome stesso di Di Maio su sfondo arancio, mentre il resto del simbolo è blu, che certifica quanto il progetto politico sia personalistico. Il disegno stilizzato di un’ape che Di Maio ha assicurato essere il “simbolo della nostra coscienza ecologica, della nostra coscienza come cittadini”. Infine per i più attenti, sopra la scritta “Impegno Civico”, un altro logo più in piccolo, quello di Centro Democratico di Tabacci.

L’ombra di Tabacci

Per potersi presentare alle elezioni del 25 settembre senza il proibitivo ostacolo della raccolta firme, Di Maio ha avuto bisogno di un salvatore, il quale risponde al nome di Bruno Tabacci. Quest’ultimo ha infatti portato in dote Centro Democratico, partito quasi inesistente ma che essendo rappresentato in Parlamento, alle scorse elezioni aveva fatto cartello insieme a +Europa di Emma Bonino, ha il privilegio di non dover raccogliere le firme.

Quella fra Tabacci e Di Maio è in apparenza una strana accoppiata. Il primo è l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed è un politico di lungo corso, uno di quei fossili storici della Democrazia Cristiana che in un modo o in un altro sembra riuscire sempre a riciclarsi. Insomma, uno di quegli esponenti della “Casta” che Di Maio e il Movimento Cinque Stelle pretendevano di spazzare via.

Il programma di Impegno Civico

La collocazione di Impegno Civico è abbastanza chiara, sarà alleato del Pd e sarà presente nel listone dei progressisti e democratici. Una scelta quasi obbligata, visto il veto di Calenda nei confronti di Di Maio. Gli unici stralci di programma sono attacchi più o meno vaghi alla destra e richiami all’unità di un improbabile fronte riformista: “Alle priorità del paese si risponde con l’unità non con le divisioni, è l’unico modo per superare il momento storico del nostro paese. La vittoria degli estremisti significa isolarci dall’Europa”. Tra le poche proposte concrete c’è quella di creare una commissione d’inchiesta sui legami fra politica e Russia.

Sulla scelta del nome sembra invece una miss che ad un concorso di bellezza evoca la pace e cita il Papa come fonte di ispirazione: “Ci rifacciamo alle parole del Papa sulla responsabilità civica: nessuno può sottrarsi a questo impegno a favore del proprio Paese”.

Le assenze di Sala e Pizzarotti: un progetto già fallito?

A guastare la festa di Di Maio ci sono due assenze abbastanza pesanti, quelle del sindaco di Milano, Beppe Sala, e quella dell’ex sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. Infatti, intorno a questi due nomi si doveva creare quella sorta di progetto civico e “partito dei sindaci” che ora si trova spaccato fra Impegno Civico di Di Maio e Lista Civica Nazionale – L’Italia c’è di Pizzarotti.

In ogni caso, il nuovo progetto di Di Maio odora già di vecchio. Un contenitore stantio, modellato sulle frasi fatte della palude centrista, tenuto insieme solo dalla ricerca di una poltrona. Impegno Civico sembra il punto zero della politica, con Di Maio che passa da una parte all’altra dello schieramento elettorale con la disinvoltura di una nuvola di fumo.

Michele Iozzino

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