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Gol pesanti e leadership: lo Scudetto di Olivier Giroud

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A 35 anni (ne compirà 36 il prossimo 30 settembre), Olivier Giroud è diventato il primo giocatore nella storia della Serie A ad andare in doppia cifra nella stagione del  debutto nel massimo campionato italiano (undici reti per lui con la maglia del Milan). Un traguardo degno di nota, ma che da solo non basta certo a spiegare l’apporto che l’esperto centravanti francese ha garantito alla causa rossonera. Un contributo determinante, che va ben al di là dei numeri, più che positivi.

Giroud

L’irrefrenabile gioia di Olivier Giroud, autore della doppietta decisiva nel 3-0 al Sassuolo che ha certificato la vittoria dello Scudetto.

Approdato alla corte di Stefano Pioli la scorsa estate per circa un milione di euro dal Chelsea, con cui aveva appena conquistato la Champions League, peraltro da miglior marcatore del club nella competizione (6 gol in 8 presenze), Giroud ha scelto senza esitazione di indossare la maglia numero 9, che dopo il ritiro dal calcio di Pippo Inzaghi non aveva trovato un degno erede. Tra Alexander Pato (7 presenze e 2 reti), Alessandro Matri (18 presenze e un gol), Fernando Torres (10 presenze e una rete), Mattia Destro (15 presenze e 3 reti), Luiz Adriano (36 presenze e 6 gol), Gianluca Lapadula (29 presenze e 8 reti), André Silva (40 presenze e 10 gol), Gonzalo Higuaín (22 presenze e 8 reti), Krzysztof Piątek (41 presenze e 16 gol) e Mario Mandžukić (11 gare senza segnare), nessuno dei successori dell’amatissimo Inzaghi è riuscito a spezzare la maledizione della maglia numero 9.

Dieci giocatori in nove stagioni hanno messo insieme la miseria di 55 reti in 229 partite (media di appena 0.2 gol per gara): numeri a dir poco disastrosi. Ci voleva un combattente come Giroud per porre fine al tabù e far innamorare nuovamente i tifosi rossoneri del proprio numero 9. Arrivato in punta di piedi, nonostante una bacheca piena zeppa di trofei illustri (Mondiale 2018 con la Francia e Champions League 2021 col Chelsea, su tutti), il classe ‘86 ha inizialmente ricoperto il ruolo di vice Ibrahimović, presentandosi ai suoi nuovi tifosi con una doppietta d’autore nel successo per 4-1 col Cagliari a San Siro.

Giroud

Giroud in azione nella gara della seconda giornata contro il Cagliari, match in cui ha messo a segno i suoi primi due gol col Milan.

Dopo la rete col Verona per dare il via alla rimonta (da 0-2 a 3-2) e il gol decisivo per battere il Torino 1-0, Giroud è rimasto a secco per tutto il resto del girone d’andata, tornando a segnare contro la Roma, su rigore, sempre a San Siro (vittoria per 3-1). La vera svolta della sua stagione arriva nel momento più importante. Non una novità per uno abituato a segnare non certo ai livelli di bomber implacabili del calibro di Lewandowski e Benzema, ma a mettere a segno spesso e volentieri gol pesantissimi, di quelli che cambiano il destino e influiscono sull’esito di una stagione.

Già campione di Francia col Montpellier nel 2012 (primo storico campionato per il club francese) con ben 21 reti in 36 presenze, tra cui spiccano i gol nelle vittorie per 1-0 con Lille, Lione, Nizza e Saint-Étienne, la tripletta nel 3-1 rifilato al Sochaux, decisivo tra Arsenal (4 FA Cup e 3 Community Shield tra il 2012 e il 2018), Chelsea (FA Cup nel 2018, capocannoniere dell’Europa League vinta nel 2019 con 11 reti in 14 gare e miglior marcatore del club nella Champions League vinta lo scorso anno) e Nazionale francese, di cui è il secondo miglior realizzatore di tutti i tempi con 48 gol, soltanto tre in meno rispetto a Thierry Henry, Giroud si è ripetuto sulla sponda rossonera del Naviglio.

Giroud

Con 14 reti stagionali al suo primo anno in rossonero, Giroud ha definitivamente sfatato la maledizione della maglia numero 9 del Milan.

Se inizialmente in molti, tra tifosi e addetti ai lavori, erano scettici circa l’utilità del suo innesto, il nativo di Chambéry ha dato una netta sterzata alla sua stagione lo scorso 5 febbraio, in occasione del sentitissimo derby della Madonnina con l’Inter. Nella sfida con i rivali nerazzurri, col suo Milan sotto 1-0 e virtualmente a -7 dal primo posto occupato dagli uomini di Simone Inzaghi, il centravanti francese sale in cattedra tra il 75’ e il 78’, stendendo i cugini con una doppietta d’autore che ribalta completamente il punteggio e cambia la storia del match e del torneo stesso. Due gol che rimaranno per sempre scolpiti nella memoria dei tifosi rossoneri e nella storia del campionato italiano.

Da quel momento, infatti, l’Inter non sarà più la stessa per due mesi e il Milan ne approfitterà fino a riprendersi il primato in classifica e a trionfare contro il Sassuolo al Mapei Stadium di Reggio Emilia all’ultima giornata. Ad aprire le marcature e a ipotecare la conquista del diciannovesimo Scudetto, con una doppietta da consumato goleador nel giro di un quarto d’ora, tra il 17’ e il 32’, è proprio lui, Olivier Giroud. Che ha dimostrato ancora una volta al mondo intero di essere uno degli attaccanti più validi e affidabili in circolazione, oltre ad avere un atteggiamento sempre impeccabile e positivo nei confronti di compagni, staff tecnico e tifosi.

Zlatan Ibrahimović e Olivier Giroud si sono spartiti il ruolo di attaccante titolare, contribuendo complessivamente a 26 gol del Milan.

E che, viste le origini italiane, ci teneva a lasciare il segno nel nostro paese. Lo ha fatto alla sua maniera, quasi silenziosamente, ma non per questo incidendo meno dei tanti altri protagonisti della trionfale cavalcata rossonera. Con 14 reti in 38 presenze, di cui 11 gol in 29 gare in campionato, Giroud è il miglior realizzatore stagionale del Milan, a pari merito con Rafael Leão, con una media di un gol ogni 180’. Per intenderci, Dusan Vlahović con la Juventus e Edin Džeko hanno totalizzato rispettivamente un gol ogni 182’ e un gol ogni 198’.

Il contributo di Giroud, però, è stato molto più prezioso. Il suo acquisto è stato molto azzeccato, con un rendimento ben oltre le aspettative al primo anno in rossonero. Con la sua esperienza e un atteggiamento sempre disponibile e partecipe, l’ex attaccante di Arsenal e Chelsea è stato una fondamentale figura di riferimento per i tanti giovani talenti del gruppo e ha sopperito alla grande alla prolungata assenza di Zlatan Ibrahimović, sia in termini realizzativi che per ciò che concerne la capacità di ricoprire il ruolo di leader e trascinatore in campo e fuori.

Un felicissimo Olivier Giroud festeggia la vittoria dello Scudetto al Mapei Stadium di Reggio Emilia, casa del Sassuolo.

Nel corso della sua carriera, Giroud è stato spesso criticato e sminuito, ma nei momenti della verità è sempre salito in cattedra, proprio come si addice ai veri campioni. Se fino a pochi giorni fa aveva vinto un solo campionato (palmarès comunque impreziosito da dieci coppe, di cui una Champions League e un Mondiale), ora nella sua bacheca c’è anche lo Scudetto da protagonista al suo primo anno in Italia.

Un’impresa che gli permette di eguagliare il connazionale Jean-Pierre Papin, campione d’Italia col Milan nel 1992-1993. Al pari di Giroud, il Pallone d’oro 1991 fu anche il miglior cannoniere rossonero del torneo (13 reti, come Van Basten) e vinse la Serie A al primo tentativo. L’attuale numero 9 del Milan, insomma, può essere pienamente soddisfatto della scelta di rimettersi in discussione al Milan. Una decisione, peraltro, presa senza pensarci su due volte, in quanto da piccolo seguiva i rossoneri e i suoi idoli erano Andriy Shevchenko e i già citati Papin e Marco Van Basten.

Rafael Leão e Olivier Giroud, capocannonieri del Milan sia in campionato (11 gol a testa) che in stagione (14).

E se i suoi detrattori da anni gli imputano di non essere un fenomeno, se ne farà senz’altro una ragione. Non è da tutti vincere ciò che ha vinto lui, peraltro recitando sempre un ruolo di primo piano. Titolare della Francia campione del mondo nel 2018 in Russia, imprescindibile per l’Arsenal che fa incetta di FA Cup (tre tra il 2013 e il 2017), capocannoniere del Chelsea campione in Europa League prima e Champions League poi e ora del Milan scudettato. Nella sua bacheca non manca praticamente nulla.

Non avrà i Palloni d’oro di Cristiano Ronaldo e Leo Messi e i numeri di Suárez e Lewandowski, ma i quattro non hanno mai provato la gioia di alzare al cielo la Coppa del mondo. Non avrà l’infinito arsenale tecnico di Benzema, ma al Mondiale in Russia la maglia del centravanti titolare la indossava lui, così come è lui il miglior marcatore in attività della Francia. Oltre a ciò, con i 14 gol segnati col Milan ha toccato quota quindici stagioni consecutive in doppia cifra, quattro in più rispetto a Lewandowski e soltanto una in meno a Messi (16) e due in meno a Ronaldo (17).

Giroud

Giroud esulta dopo un gol nel derby vinto in rimonta lo scorso 5 febbraio: la sua doppietta rilancia le ambizioni del Milan.

Insomma, Giroud si è guadagnato il rispetto di colleghi, compagni e avversari, in virtù di un mix di prestazioni determinanti, capacità di lasciare il segno, traguardi raggiunti e trofei vinti che pochi altri possono vantare. Il tutto conservando l’umiltà e la riservatezza che lo hanno sempre contraddistinto. Ha creato un profilo su Instagram soltanto pochi mesi fa e l’ultima foto postata lo ritrae ebbro di gioia con lo Scudetto appena vinto. L’ennesimo, meritato trionfo di una carriera speciale.

Dennis Izzo

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