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Gas: l’Italia raggiunge livelli record d’importazione

L’Italia non ha mai registrato un livello d’importazione di gas tanto alto, mentre le importazioni dalla Russia sono diminuite.

La situazione gas in Italia

La situazione a livello di importazione di gas è mutata per il nostro Paese. Infatti, in particolare, i dati registrano come gli anni precedenti l’Italia fosse molto più a contatto con la Russia e che quindi questa fosse una delle sue fonti di rifornimento più importanti. Un anno fa importavamo 79 Mcm di gas (milioni di metri cubi, media settimanale) contro il 20,8 dell’anno 2022. Dunque un calo pari a 70 punti percentuali.

Tutto questo è stato monitorato da DataLab dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), il centro specializzato nell’analisi di macro-trend e di temi di attualità.

Naturalmente l’Italia ha dovuto compensare in qualche modo e l’ha fatto sostituendo la Russia con altri importatori. A compensare le minori importazioni russe ci hanno pensato:

  • le importazioni in arrivo dall’Algeria (+15% tra luglio 2021 e luglio 2022);
  • quelle transitanti per il Tap (Gasdotto Trans-Adriatico, +22%);
  • il Gnl (Gas naturale liquefatto, +95%).

Tuttavia, non solo il nostro Paese ha preso questa decisione. A livello europeo infatti, anche i restanti paesi dell’Unione hanno tagliato fuori la Federazione russa. La ragione è strettamente collegata agli ultimi avvenimenti che si sono verificati: l’attacco di Mosca nei confronti di Kiev, la capitale ucraina. La Russia ha già subìto un grave danno a livello economico ed è molto probabile che nel futuro immediato anche altri Paesi si abitueranno a non dipendere da Mosca per i rifornimenti di gas.

L’obiettivo italiano

La scelta di incrementare così tanto l’acquisto di gas non è casuale. L’Italia ha infatti l’obiettivo di portare gli stock a livelli massimi prima che arrivi l’inverno.

Per quanto riguarda gli stoccaggi siamo ancora indietro: al 20 luglio 2022, il riempimento degli stoccaggi italiani era al 68%, ovvero 3 punti percentuali in meno rispetto a 12 mesi prima e ben 10 al di sotto del livello del 2019.

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