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Ex Italcementi di Vibo Marina, Santoro: «Anni fa il sopralluogo con il Comune. Poi nulla più»

Veduta dall’alto dello stabilimento

«Questa del cementificio è una storia fin troppo importante per il Comune di Vibo Valentia che tuttavia non ha saputo cogliere. Tre anni fa l’amministrazione attiva ha svolto un sopralluogo all’interno della fabbrica ed eravamo presenti anche noi consiglieri di opposizione. L’obiettivo era quello di valutare una possibile riconversione, al fine di tutelare anche l’ambiente, ma poi non si fece più nulla. Almeno noi non abbiamo saputo niente». È quanto ricorda il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Comune di Vibo Valentia Domenico Santoro. Si allarga, dunque, il dibattito attorno all’ex Italcementi di Vibo Marina (di recente l’intervento del segretario provinciale della Confasila Giovanni Patania), stabilimento industriale chiuso oramai nel lontano 2012 e da allora rimasto un sito industriale totalmente dismesso. Una fabbrica che nel tempo ha rappresentato il riscatto occupazionale ed economico per l’intero territorio vibonese, ma che dopo decenni di produzione ha visto chiudersi definitivamente i suoi cancelli con il conseguente licenziamento delle maestranze ed il crollo dell’indotto fatto da un numero considerevole di aziende che ruotavano attorno al trasporto del calcestruzzo, di cui la ex Italcementi è leader in Italia. [Continua in basso]

«L’azienda voleva vendere, eliminare questo impegno»

L’ex Italcementi di Vibo Marina

Domenico Santoro parte, dunque, dal sopralluogo dell’ottobre del 2019 che l’amministrazione comunale di Vibo Valentia, guidata dal sindaco Maria Limardo, ha svolto unitamente ai responsabili aziendali e tecnici dell’Arpacal per valutare, appunto, una eventuale riconversione del sito. «A mio giudizio, – spiega sempre il capogruppo pentastellato a Palazzo Luigi Razza – l’azienda voleva vendere in quanto i responsabili del sito vorrebbero eliminare questo impegno che loro hanno soprattutto di natura economica. Ricordo che l’attuale impianto così com’è oggi costa ogni anno alla proprietà 180mila euro. All’epoca io avevo avanzato una proposta molto chiara ed esplicita: ossia sono estremamente convinto che quella parte della cementeria potrebbe essere utilizzata dalla Protezione civile regionale anche per il laghetto che c’è all’interno dello stabilimento. Questo per poter trasformare il laghetto in una cassa di compensazione in caso di possibili alluvioni torrentizie, diventate purtroppo abituali, e spostare così il torrente Antonucci. In questo modo – spiega sempre l’esponente di opposizione al Comune capoluogo – si sarebbe risolta tutta la problematica legata al quartiere Pennello di Vibo Marina che si allaga ogni qual volta ci sono alluvioni».

«Ci sono 11 milioni di euro ancora disponibili»

Domenico Santoro dimostra di avere anche le idee abbastanza chiare in merito al reperimento delle risorse economiche. A suo avviso, infatti, i fondi «si potrebbero trovare all’interno della Protezione civile regionale. Ricordo che ancora oggi ci sono 11 milioni di euro non spesi e previsti proprio per i danni causati dall’alluvione del 2006. Io credo che il sito della ex Italcementi vada riconvertito ambientalmente con l’obiettivo di tutelare il territorio ma soprattutto il rione Pennello al fine di farlo diventare il miglior quartiere della Calabria. Pensateci – sottolinea Domenici Santoro – Il cementificio unito all’area ex industrializzata posta proprio di fronte al Pennello potrebbe diventare l’area più importante della regione, in quanto è vicina al porto, c’è la ferrovia, ha 15 ettari liberi. Abbiamo anche l’opportunità di trasformare il laghetto in una cassa di compensazione in caso di grandi alluvioni».

In conclusione, il capogruppo del Movimento 5 Stelle ribadisce che le idee ci sono, ma  – precisa – «occorre un Piano urbanistico. Non serve un Piano industriale, occorre un Piano urbanistico del Pennello esteso all’area del cementificio e che venga approvato. Il problema della riconversione del sito lo risolve un nuovo Piano urbanistico. Il Comune di Vibo – questa la conclusione di Domenico Santoro – fa troppa manutenzione ma non innovazione».    

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