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Esports: cosa sono e perché ottimi per lo sviluppo dell’economia

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Esports, o eSports, sono gli sport elettronici (electronic sports), e si svolgono nelle sale LAN grazie a dei computer. Le sale LAN non sono altro che delle sale giochi ma con dei pc collegati alle reti internet e permette di socializzare tramite. Ovviamente non solo tramite la rete, ma anche dal vivo, essendo luogo di aggregazione. Come una comunissima sala giochi che possiede biliardi, biliardini, slot machine e altro.

Da alcuni giorni, però, queste sale LAN sono state chiuse in Italia dall’Agenzia delle Dogane e dal centro Monopòli perché non regolamentate. Conseguenza di un piano legislativo mai rivisitato e che non tratta assolutamente di computer, console e di conseguenza di sport elettronici.

Anzi, la chiusura di queste sale LAN ha come espediente una violazione contro delle leggi sui videogiochi, cioè alla non omologazione come per slot machine.

Le sale LAN sono semplicemente delle sale dove vi sono dei computer che hanno una banda larga e ti permettono di giocare online. Dai giochi come Fortnite e League of Legends, ai giochi di corsa. Non c’è possibilità di andare su internet per ricerche personali o chissà cosa, servono semplicemente per giocare. Ed è un modo di giocare come in tutte le sale che conosciamo: entri, paghi, accedi al tuo account e fai una sessione entro il limite di tempo. Stop.

Il problema è che quando entra la burocrazia italiana e quando le leggi vecchie non sono a passo coi tempi, ogni tentativo di entrare nel futuro per l’Italia va in frantumi. In questo caso presente, essendo delle vere e proprie realtà. Soprattutto quando anche il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, demonizza in modo esponenziale la scelta di puntare sugli eSports. Anzi, affermando di preferire giovani che si dedichino alla attività sportiva piuttosto che agli eSports, anche in vista delle Olimpiadi.

Un’affermazione che in parte è approvabile, ma non del tutto. Il mondo è bello perché vario, si dice. E quindi perché non favorire anche chi si dedica agli eSports? Ormai divenuti discipline vere e proprie anche loro. Ma soprattutto, perché togliere il lavoro a chi ha investito tanti soldi nella creazione di una sala LAN e vedersela chiusa in un’operazione lampo per non chiamarlo blitz senza una vera e propria spiegazione?

Molti giovani hanno investito in questo business e all’estero è divenuto un vero e proprio punto di partenza per lo sviluppo dell’economia. Si sono creati più posti di lavoro, si organizzano tornei, squadre, ci sono dei publisher e delle aziende che investono un mucchio di soldi in questa attività sociale. Perché sì, si parla di videogiochi, ma in aggregazione, non da soli a casa.

E pensare che l’Italia ha avuto artisti, pensatori, inventori, scienziati, scrittori e altri invidiati e riconosciuti da tutto il mondo. L’Italia per un periodo è stato fonte d’ispirazione da persone straniere. Certo, alcuni tra questi grandi nomi della storia italiana il bastone tra le ruote è stato messo, e questo ci fa anche intendere come l’Italia dai propri sbagli commessi centinaia di anni fa non ne ha fatto tesoro.

Perché nel 2022 paragonare il mondo dei videogiochi e del web alla cocaina (libro Cocaweb) e le sale LAN al gioco d’azzardo è surreale, va al di fuori dalla realtà. Ogni uso può divenire abuso, e qui pare che si faccia un abuso della propria ignoranza. Attenzione: ignoranza non si intende di essere analfabeti, ma di ignorare l’argomento di cui non si ha pieno controllo, e quindi decidendo propriamente di non approfondire il tema. Il che, al giorno d’oggi, grazie ad internet, è possibile farlo.

E vicino a noi abbiamo la Francia, disposta ad investire negli eSports, con Macron a dare la sua approvazione per Olimpiadi di eSports del 2024 proprio nello Stato francese.

COME LA COREA DEL SUD HA COSTRUITO IL SUO BUSINESS

La Corea del Sud è stata una delle prime nazioni ad investire in questo business all’incirca venti anni fa. Sicuramente avrà influito l’intriseca cultura del gaming a dare maggiore sfoggio a questa attività. Tant’è che più ragazzi vi sono avvicinati a questo mondo vincendo vari tornei e portandosi a casa un ricco montepremi.

Addirittura il premier giapponese, Shinzo Abe, nello sponsorizzare le Olimpiadi di eSports in Giappone nel 2020, si travestì da Super Mario. Un po’ come se il nostro Mario Draghi si travestisse da un personaggio di videogiochi per sponsorizzare una simile manifestazione, ma gli daremo tutti del pazzo.

Gli eSports oltre ad aumentare i profitti dell’economia sudcoreana, ha portato vantaggi e svantaggi. L’aggregazione, la socialità, ma anche un certo tipo di sfida costruttiva tra gli atleti, che potremmo chiamare anche videoatleti. L’altra faccia della medaglia, quella un po’ più oscura, è data dalla stessa società che, come Cina e Giappone, forzano i ragazzini fin dalla tenera età ad essere migliori nella strada che intraprendono. Portandoli ad avere allenamenti intensi con l’obiettivo di limare i difetti per raggiungere la perfezione.

Anche negli eSports c’è l’allenamento, e se in occidente è preso come un allenamento normale, in Corea del Sud è proprio una cosa seria.

Perché è bello investire nei videogiochi, come in qualsiasi cosa si possa investire, ma deve esserci anche una scelta personale se intraprendere una certa strada seriamente o solo per svago. Come qualsiasi altro momento di intrattenimento che va dalla musica, allo sport e così via. Un certo tipo di struttura sociale che mi sento di non condividere, e che non rispecchia nemmeno i canoni italiani.

Ed è proprio questo il punto. L’Italia per gli standard che ha potrebbe fare oro di queste nuove tendenze e trarre il proprio vantaggio, il proprio profitto, sempre ai limiti della legalità. Magari non c’è una vera e propria cultura della perfezione qui, questo è vero, ma nella vita di un atleta sì. E cercare di stare al passo con le altre nazioni, dare opportunità ai giovani, cambiare vecchie leggi e velocizzare i tempi i burocratici, ed informarsi su nuove fonti di guadagno per l’Italia dovrebbe essere un dovere.

La nostra posizione geografica insieme ad un’economia fiorente, che si investi sugli eSports o meno, renderebbe l’Italia il paese perfetto.

Simmaco Munno

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