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Elezioni, Meloni rassicura: “Fdi garante del sostegno all’Ucraina”. Nel centrodestra è caso sui seggi a Udc

Direzione nazionale di Fratelli d’Italia

Standing ovation alla direzione nazionale del partito a Montecitorio per la leader di Fratelli d’Italia che manda un messaggio forte e chiaro ai leader internazionali e anche agli alleati della coalizione.

28 Luglio 2022

Con Giorgia Meloni alla guida il centrodestra sarà “garante, senza ambiguità, della collocazione italiana e dell’assoluto sostegno all’eroica battaglia del popolo ucraino”. La leader di Fratelli d’Italia – dopo aver vinto su tutta la linea al vertice di ieri alla Camera su premiership e collegi – manda un messaggio forte e chiaro ai leader internazionali. E anche agli alleati della coalizione. “Posso dire che un Italia guidata da Fdi e dal centrodestra sarà un Italia affidabile sui tavoli internazionali”, la sottolineatura. La direzione del partito – che si svolge nell’Auletta dei gruppi di Montecitorio – accoglie la sua presidente con un lungo applauso e “soddisfazione”, filtra dopo due ore di riunione, per aver portato Fdi da ultima ruota della coalizione a forza trainante in vista delle elezione del 25 settembre.

Direzione nazionale di Fratelli d’Italia

Giorgia Meloni alla Direzione nazionale di Fratelli d’Italia

E le parole di Meloni arrivano nel giorno in cui Matteo Salvini torna nella bufera per i suoi rapporti con la Russia. Le indiscrezioni pubblicate su La Stampa – sulla base di stralci di documenti di intelligence da cui i servizi segreti italiani prendono le distanze – non passano inosservati, ma non segnano la linea del discorso dell’ex ministro della Gioventù, che oggi guarda sempre più da vicino palazzo Chigi. Meloni sulla linea da tenere nei confronti della guerra tra Russia e Ucraina non ha mai avuto dubbi e ha sempre rivendicato, su questo tema, un ruolo per l’Italia che non deve essere “l’anello debole dell’Occidente” ma deve mostrarsi “fiera e leale, allontanando lo stereotipo della nazione spaghetti e Mandolino tanto cara ai detrattori”. Il governo di centrodestra – con la prima donna presidente del Consiglio, se mai si avvererà – sarà dunque atlantista e nel rispetto delle sovranità delle nazioni che non possono arrendersi, ma devono essere aiutate a difendersi. I leader internazionali che hanno ‘dubbi’ sulla sua premiership sono avvisati.

Giorgia Meloni alla festa di Piazza Italia dopo il voto al Senato

Giorgia Meloni alla festa di Piazza Italia dopo il voto al Senato

Meloni è decisa anche sul fronte interno: “Si vince e si perde insieme. Sono contenta che alla fine abbia prevalso per tutti il buonsenso”. E a Enrico Letta lancia il guanto di sfida: “Ha detto che l’Italia dovrà scegliere tra lui e noi. E vero: noi vogliamo un ritorno del bipolarismo e questo confronto non ci spaventa. Quando la storia chiama bisogna rispondere e noi non ci siamo mai tirati indietro. Tanto meno lo faremmo adesso”. La linea viene condivisa anche da Silvio Berlusconi che conferma: “Dal vertice esce un centrodestra unito, non sui posti ma sulle idee, sul programma, sui progetti per l’Italia e anche – ma questo è secondario – sui criteri per indicare il candidato premier”. Sarebbe un problema Meloni premier? “Assolutamente no – scandisce il leader azzurro – Giorgia Meloni, come Matteo Salvini, come tanti esponenti di Forza Italia e degli altri partiti della coalizione ha tutte le carte in regola e l’autorevolezza per guidare un governo di alto profilo, credibile nel mondo, saldamente legato all’Europa e all’Occidente. Di tutto questo è garanzia la nostra stessa presenza”. E dopo la reunion di mercoledì alla Camera si predisporranno i tavoli per la composizione del programma. Entro il 12 agosto dovranno essere consegnati e già la prossima settimana è convocato il primo incontro. Sullo sfondo, tuttavia, resta il malcontento dell’Udc che è uscito dal vertice “non soddisfatto” per il metodo usato per l’assegnazione dei collegi. Fdi ha dato disponibilità di assegnare 11 seggi della propria quota ai centristi, ma la suddivisione per tre partiti satellite sarebbe insoddisfacente – filtra – non solo per Antonio De Poli, ma anche per Maurizio Lupi (NcI). L’unica soluzione sarebbe quella che Forza Italia si facesse carico dell’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro consegnandogli qualche seggio dei 42 che gli sono stati affidati. Ipotesi per ora non confermata da Arcore.

E in casa azzurra si conta anche oggi un altro addio. “Dopo 28 anni di militanza, oggi ho lasciato Forza Italia: è stata una scelta dolorosa perché non c’è stato giorno del mio impegno politico che non sia stato di lealtà e di appartenenza ad un partito che è stato, grazie a Silvio Berlusconi al quale va tutta la mia gratitudine, il fondatore e la garanzia moderata del centrodestra”, annuncia Gigi Casciello, fedelissimo di Mara Carfagna, che passa al gruppo Misto. Il Cav si dice “amareggiato” della scelta di Mariastella Gelmini e Carfagna di lasciare il partito, ma “l’idea di una coalizione che vada da Calenda e dalla Bonino all’estrema sinistra di Speranza certamente mi preoccupa ma al tempo stesso mi fa sorridere”, la stoccata. Fonti vicine alle due ministre non escludono altre fuoriuscite, con un approdo che dovrebbe essere proprio in Azione. Anche qui, però, decisive saranno le alleanze e, soprattutto, la questione più spinosa: l’assegnazione dei collegi.

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