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Elezioni, Fabio Foti (M5S): “Pd non ha più nulla di progressista. A Reggio sfida impegnativa, reggini devono scegliere tra Cannizzaro, Battaglia e noi”

Elezioni, intervista al candidato del Movimento 5 Stelle alla Camera nel collegio uninominale di Reggio Calabria Fabio Foti

Il Movimento 5 Stelle potrebbe diventare la sorpresa delle elezioni politiche del 25 Settembre: con un colpo di coda particolarmente significativo, secondo gli ultimi sondaggi è in crescita di 2-4 punti percentuali al punto da giocarsi con la Lega di Salvini il terzo posto tra i partiti nazionali dopo Fratelli d’Italia e Pd. Replicare il consenso di cinque anni fa non è possibile, ma non sarà neanche la fine del Movimento che alle ultime elezioni amministrative sembrava destinato a scomparire.

Il leader Giuseppe Conte ha riposizionato il Movimento a sinistra del Pd dopo lo strappo di Enrico Letta che ha deciso di annullare tutti gli accordi che da anni vedevano M5S e Pd massimi rappresentanti del “polo progressista“: una scelta molto difficile da comprendere, non solo sotto il profilo strategico-elettorale ma anche nel merito dei contenuti. Letta, infatti, ha giustificato l’addio al M5S con l’alibi dell’agenda Draghi. “Non possiamo presentarci al voto sostenendo l’agenda Draghi insieme al partito che ha fatto cadere il governo Draghi“, ha detto Letta che però dopo una settimana ha preso in coalizione il partito di estrema sinistra di Fratoianni che a Draghi non ha mai votato la fiducia rimanendo sempre all’opposizione.

Il Partito Democratico non è più un partito progressista, ormai è diventato la nuova democrazia cristiana. Pensavamo di poter dialogare con loro, ma hanno fatto altre scelte. Eppure una coalizione di centro-sinistra avrebbe potuto rendere competitiva questa sfida elettorale: perchè Letta ha rotto quell’accordo che da anni stavamo provando a costruire? Non è stato Conte a fare cadere Draghi: il nostro leader non aveva mai pensato ad una crisi di Governo, ma si era limitato a chiedere maggiori sensibilità su alcuni temi per noi vitali. Se Draghi si fosse degnato di rispondere a quei punti, la legislatura si sarebbe conclusa. Invece Draghi è venuto in aula a deriderci, a distruggere l’identità del Movimento. Che risposta è la derisione? Nel decreto aiuti hanno messo l’inceneritore di Roma, hanno depotenziato il reddito di cittadinanza, bloccato i crediti fiscali del superbonus: hanno fatto di tutto per distruggere quanto di buono aveva fatto il Movimento 5 Stelle e noi ci siamo comportati di conseguenza“. Con queste parole rilasciate ai microfoni di StrettoWeb, Fabio Foti – candidato del Movimento 5 Stelle alla Camera nell’uninominale di Reggio Calabria – sintetizza quanto accaduto prima della campagna elettorale. “Noi – aggiunge Foti – avevamo presentato a Draghi in tempi non sospetti le nostre proposte per fronteggiare la crisi energetica, con la tassazione degli extraprofitti, uno scostamento di bilancio, un nuovo Pnrr energetico. Era febbraio: adesso ne parlano tutti, ma prima non ci hanno voluto ascoltare“.

Fabio Foti è un professionista medico molto conosciuto in città: si è già fatto apprezzare in occasione delle elezioni comunali 2020, quando era il candidato a Sindaco del Movimento 5 Stelle. Nella sfida all’uninominale dovrà vedersela con due big della politica reggina come Francesco Cannizzaro e Mimmo Battaglia: “sarà un impegno molto impegnativo e ne siamo consapevoli, Cannizzaro e Battaglia sono due competitor di altissimo livello, ma noi ci stiamo provando con la forza delle nostre idee. Sappiamo che questa legge elettorale favorisce le coalizioni, e noi siamo gli unici a correre da soli. Ma pensiamo di potercela giocare: ci stiamo provando, lavorando casa per casa, portone per portone. La campagna elettorale delle elezioni politiche è come sempre trainata dai grandi temi nazionali, a differenza delle elezioni locali. Credo che il Movimento 5 Stelle almeno nelle Regioni del Sud possa arrivare al 30% dei consensi grazie alle nostre battaglie convinte su reddito di cittadinanza, superbonus 110%, salario minimo. Ovviamente sappiamo che all’uninominale anche il 30% potrebbe non bastare per vincere, perché ci scontriamo contro le coalizioni che sono avvantaggiate e almeno una delle due certamente supererà il 30%. Per vincere dovrebbe succedere qualcosa di incredibile come arrivare almeno al 40% di consenso. E’ il nostro obiettivo: i reggini dovranno scegliere tra Cannizzaro, Battaglia, Latella per il terzo polo, e noi del Movimento 5 Stelle. Al netto dell’ideologia, dovranno decidere chi li rappresenterà per cinque anni a Montecitorio. Noi siamo per l’economia circolare, per un Aeroporto costruito ex novo, siamo per la sanità pubblica e territoriale organizzata in modo diverso, siamo per i più deboli, i bisognosi, le persone in difficoltà, le micro imprese, le partite IVA. Abbiamo fatto tanto con il reddito di cittadinanza, il superbonus, abbiamo aiutato i cittadini, tutti sanno come la pensiamo, è da anni che presentiamo la nostra offerta politica. Dall’altro lato ci sono i professionisti della politica che si scontrano con il sottoscritto, un cittadino che nelle istituzioni non c’è mai stato, che viene dalla società civile e abbraccia ricette innovative. Un cittadino tra i cittadini che dice basta alla politica tradizionale e ai politici di professione. Spero in una scelta che vada oltre i partiti, in un voto davvero trasversale e post ideologico basato sui curriculum dei singoli candidati. Per questo sono convinto che avremo un buon successo che potrà rilanciare il Movimento 5 Stelle in quello che è il nostro grande sogno, essere il nuovo partito laburista italiano, il partito del popolo e dei lavoratori, il partito della gente, soprattutto delle fasce più deboli, molto lontano dai giochi di potere e dalle sale dei bottoni tanto care all’establishment che combattiamo“.

Fabio Foti è deciso anche sul tema dei trasporti e delle infrastrutture: “in questo Paese sono diventate una bandiera della destra, eppure non c’è cosa più falsa. Noi abbiamo fatto il decreto sblocca cantieri, il Ponte di Genova è stato ricostruito grazie al Ministro Toninelli con il decreto Genova, agevolando i lavori per fare in un anno quello che di solito si fa in 20 anni. In Sicilia abbiamo sbloccato opere viarie e ferroviarie di enorme importanza. Il Pnrr di Conte prevede il completamento della SS106 Taranto-Reggio Calabria. Poi è chiaro, se parliamo del Ponte sullo Stretto dobbiamo dire che quello è un progetto buttato nel mucchio. Prima bisogna migliorare la rete infrastrutturale siciliana e calabrese, e solo dopo ci porremo il problema di potenziare i collegamenti tra Calabria e Sicilia. Noi abbiamo il problema della SS106, dei treni: se non avremo prima risolto questo problema, collegando tutte le comunità locali a livello centrale, come possiamo solo pensare di parlare del Ponte? Invece dopo che la rete infrastrutturale sarà stata completata nei minimi dettagli, si potrà prendere in considerazione e valutare (che non significa approvare) un progetto di collegamento stabile. A quel punto potrebbe avere una logica discuterne, quindi la mia non è una chiusura ma è una questione di priorità e con tutti i problemi che abbiamo, oggi il Ponte non ha alcun senso“.

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