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Cybersecurity italiana: modello globale | sicurezza.net

La cybersecurity italiana è stata così affidabile negli ultimi due anni da diventare un esempio virtuoso a livello globale.

La crescita di cyber attacchi nel 2022 (una media di 190 episodi al mese) ha testato e rafforzato i sistemi di difesa informatici nazionali, rendendo il nostro Paese un modello per la protezione dei dati.

Italia, esempio di difesa informatica

La cybersecurity italiana non è mai stata così competitiva.

Jens Stoltenberg, il segretario generale della Nato, intervenendo alla Cyber Defence Pledge Conference 2022 di Roma, ha definito l’Italia un “esempio di difesa informatica”. Durante l’incontro a porte chiuse tenutosi alla Farnesina, ha anche elogiato la pubblicazione dell’ultima Strategia nazionale di cybersicurezza.

Il leader dell’Alleanza ha poi spiegato che “le cyber-attività possono innescare l’Articolo 5 del trattato atlantico, che è alla base della nostra difesa collettiva”.

Un attacco a un alleato è un attacco a tutti gli alleati. Quello cyber è un dominio di operazioni simile alla terra, il mare, il cielo e lo spazio.

Attacchi informatici in crescita

Gli ultimi episodi confermano che l’etere informatico è un campo particolarmente caldo a livello internazionale, anche sul fronte del conflitto (non solo commerciale e diplomatico) tra Russia e Occidente. Anche l’Italia ha infatti subito l’ondata di cybercrimini, che ha travolto le nazioni alleate dell’Ucraina.

Secondo l’ultima edizione del rapporto Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) presentato a inizio novembre, nel primo semestre del 2022 nel nostro Paese sono stati compiuti 1.141 attacchi informatici. Sono state registrate una crescita dell’8,4% rispetto all’anno scorso e una media di 190 episodi ogni mese.

Confrontando il dato con lo stesso periodo del 2018 (+53%), emerge una tendenza. Le nostre infrastrutture sono sempre più soggette a offensive di natura informatica. A marzo è stato registrato un picco italiano di 225 incursioni, il valore più alto di sempre.

Bisogna poi considerare i dati relativi agli attacchi classificati come information warfare. Questi ultimi sono triplicati rispetto al 2021 e sono cresciuti anche nel resto dell’Ue.

Cybersecurity italiana, modello virtuoso

L’Italia è diventata un modello virtuoso grazie alle misure intraprese per far fronte alla minaccia sempre più diffusa degli attacchi informatici. In questi ultimi due anni il nostro Paese ha rafforzato un progetto avviato nell’agosto 2021 con l’istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn). Abbiamo poi sviluppato la strategia Cloud e ampliato la categoria di attacchi cyber sottoposti all’obbligo di notifica all’Agenzia nazionale.

Gabriele Faggioli, presidente di Clusit e direttore scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, ha spiegato che a livello privato c’è sicuramente stato un miglioramento importante della situazione, con una crescita di investimenti e di attenzione. Ha però aggiunto che “non è comunque sufficiente rispetto a quelle che sono le esigenze di una situazione così delicata come quella che stiamo vivendo”.

A livello pubblico, l’apparato istituzionale, creato negli ultimi due anni, sta dando risultati sia in termini di sicurezza che di awareness e politica di attenzione sul tema. L’istituzione del Perimetro e la Strategia nazionale restituiscono un “profilo finalmente alto, coerente e inserito in un contesto europeo”. Faggioli specifica che c’è ancora tanto da fare, “ma sono state messe le basi e le condizioni perché questo accada”.

Cybersecurity italiana: la minaccia del phishing

Nonostante questo trend di miglioramento delle grandi aziende e degli enti pubblici, resta però un problema diffuso di cultura digitale. Il rapporto Clusit sottolinea infatti che il phishing continua a essere una delle principali minacce. Ricordiamo che il phishing è l’adescamento del singolo utente e non l’attacco diretto tramite virus ransomware o simili.

Faggioli ha spiegato che l’Italia è sottodimensionata in termini di competenze, come dimostra l’indice Desi della Commissione europea.

Abbiamo poche competenze digitali e digitali avanzate, pochi laureati STEM [discipline scientifiche e tecniche] e nel mondo cyber mancano migliaia di figure. Deve esserci una politica di aumento della competenza digitale, con figure professionali nel mondo del lavoro. Questa cosa va promozionata anche nelle scuole e nelle università perché ci sono oggettivamente grandissime possibilità di lavoro che spesso le studentesse e gli studenti non conoscono.

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