Corte di Cassazione: I Comuni non possono imporre orari di chiusura ai negozi

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La Corte di Cassazione ha dato ragione al titolare di un negozio che contestava la legittimità delle prescrizioni comunali in tema orari di chiusura.

La Corte di Cassazione (6895/2021) è stata chiamata a esprimersi a seguito di un ricorso presentato dal titolare di un esercizio commercial. Sanzionato per non avere rispettato gli orari di chiusura determinati con un regolamento comunale. Dopo essersi rivolto, senza successo, sia dal giudice di pace che dal tribunale di appello, il commerciante si è rivolto alla Corte Suprema per dichiarare l’illegittimità delle prescrizioni comunali.

La Corte di Cassazione gli ha dato ragione. Ha affermando che, in materia di tutela della concorrenza, sono illegittime le disposizioni normative. Quelle adottate dagli enti locali in materia di regolazione degli orari degli esercizi commerciali.

Nella sentenza sono richiamate anche decisioni adottate dalla Corte costituzionale che, in più occasioni, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di disposizioni normative regionali con le quali sono stati introdotti limiti e vincoli all’attività commerciale, ponendosi in contrasto con le disposizioni del “decreto Salva Italia” (d.l. 201 del 2011) e del “decreto Bersani” (d.l. n. 223 del 2006), ai per i quali le attività commerciali sono svolte senza limiti e prescrizioni, anche concernenti l’obbligo della chiusura.

Le disposizioni limitative degli orari degli esercizi commerciali, infatti, verrebbero a intervenire nella disciplina delle modalità di apertura degli esercizi commerciali. Ascrivibile alla tutela della concorrenza, invadendo così una competenza esclusiva dello Stato.

Rimane naturalmente salvo l’esercizio del potere del Sindaco di adottare ordinanze “contingibili e urgenti” con le quali imporre eventualmente orari di chiusura per la tutela di altri valori costituzionalmente rilevanti, come la salute, la sicurezza, ecc. Ma tali provvedimenti, proprio in ragione della loro eccezionalità, sono limitati nel tempo e devono essere sorretti da una specifica ed adeguatamente motivata individuazione delle situazioni di fatto dalle quali potrebbe derivare la lesione di interessi pubblici, quali quelli connessi alla salvaguardia dei valori della sicurezza e della salute.

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