Comune di Mongiana e infiltrazioni mafiose: l’ex assessore Foti incandidabile in via definitiva

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La Cassazione respinge il ricorso dell’ex amministratore e conferma il verdetto della Corte d’Appello di Catanzaro

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Cosimo Foti

Confermata l’incandidabilità, ai sensi della legge antimafia, dell’ex assessore del Comune di Mongiana Cosimo Foti, dimissionario il 7 novembre 2019 dopo la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro. La Cassazione ha infatti ora respinto il ricorso di Cosimo Foti proprio avverso la sentenza della Corte d’Appello che l’ha ritenuto responsabile – insieme all’ex sindaco Rosamaria Rullo, all’ex vicesindaco Domenico Pisano, all’ex presidente del Consiglio Giuseppe Campese dello scioglimento degli organi elettivi del Comune di Mongiana (12 luglio 2012) per infiltrazioni mafiose.

La Corte d’Appello – come ricorda ora in sentenza anche la Cassazione – aveva spiegato che Cosimo Foti “risulta avere avuto rapporti di frequentazione con la famiglia Vallelunga e di parentela con le famiglie Emanuele e Pisano, legate ad ambienti mafiosi, che hanno condizionato gli esiti delle elezioni e che sono risultate vicine alle ditte aggiudicatarie di lavori affidati dal Comune”. Si tratta del potente clan Vallelunga di Serra San Bruno e dei clan Emanuele e Pisano di Mongiana. [Continua dopo la pubblicità]

La Corte di Cassazione

La Cassazione ricorda quindi che il procedimento giurisdizionale per la dichiarazione di incandidabilità è autonomo anche rispetto a quello penale, in quanto la misura “interdittiva elettorale non richiede che la condotta dell’amministratore dell’ente locale integri gli estremi del reato di partecipazione ad associazione mafiosa o concorso esterno nella stessa, essendo sufficiente che egli sia stato in colpa nella cattiva gestione della cosa pubblica, aperta alle ingerenze e alle pressioni delle associazioni criminali operanti sul territorio”.

Per la Suprema Corte, le argomentazioni usate dalla Corte d’Appello di Catanzaro per dichiarare Cosimo Foti incandidabile sono da ritenersi corrette in quanto prive di vizi motivazionali e sia le parentele, sia le frequentazioni “con persone inserite in contesti di criminalità organizzata o imparentate a loro volta con esponenti di sodalizi criminali di stampo mafioso in un contesto locale ristretto come quello di un piccolo Comune quale Mongiana, portano a precise conseguenze. Per la Corte, infatti, in tale contesto “ben difficilmente si può ignorare la caratura criminale di taluni interlocutori o conoscenti ed accompagnarsi ad essi implica, spesso, una precisa scelta o, comunque, l’assenza di una necessaria presa di distanza o peggio la volontà del politico di ostentare frequentazioni e coperture che lo potrebbero forse rafforzare agli occhi dell’opinione pubblica, sensibile, soggetta o costretta all’influenza delle cosche locali”. Da qui il rigetto del ricorso di Cosimo Foti da parte della Cassazione e la condanna del ricorrente al rimborso delle spese processuali in favore del Ministero dell’Interno liquidate in 4.200 euro.

Gli “addebiti” contestati all’ex assessore Cosimo Foti – che gli costano l’incandidabilità in via definitiva per un turno elettorale (elezioni comunali, provinciali e regionali) – fanno riferimento all’amministrazione dell’ex sindaco Rosamaria Rullo, sciolta per infiltrazioni mafiose. L’attuale sindaco Francesco Angiletta (eletto nel 2019 e che dell’amministrazione Rullo era anche lui assessore al pari di Foti) aveva quindi nominato nel giugno 2019 Cosimo Foti suo assessore. Sia Francesco Angiletta che Cosimo Foti erano stati inoltre fra i sottoscrittori del ricorso al Tar del Lazio contro il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafose dell’amministrazione Rullo. Ricorso poi perso in via definitiva.

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