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Cinque anni senza Francesco Prestia Lamberti, Libera: «Si rompa il muro di omertà»

Il 16enne venne ucciso a Mileto da un coetaneo il 29 maggio 2017. La famiglia non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia

Redazione

Cinque anni senza Francesco Prestia Lamberti, Libera: «Si rompa il muro di omertà»
Francesco Prestia Lamberti

Cinque anni senza Francesco Prestia Lamberti. Il ragazzo, ucciso il 29 maggio del 2017, verrà ricordato con una iniziativa nella giornata di domani, 30 maggio, alle 18.30, in chiesa Badia a Mileto. Vi parteciperà anche il coordinamento provinciale di Libera: «Francesco – scrive il sodalizio sui social – aveva solo sedici anni quando un suo coetaneo ha imbracciato una pistola per ucciderlo. Da allora tutta la sua famiglia e in particolare modo sua madre Marzia, non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia, non ha mai smesso di parlare con le ragazze ed i ragazzi nelle scuole, negli oratori, nei centri di ritrovo, educandoli alla scelta della denuncia, raccontato loro l’importanza di un gesto che può salvare più vite». [Continua in basso]

Francesco Prestia Lamberti

Il messaggio di Libera è chiaro: «Ci uniamo al loro dolore e come una cassa di risonanza, amplifichiamo il loro grido di verità e giustizia, chiedono che qualcuno rompa il muro di omertà che aleggia intorno a questa storia e che tutti i responsabili e i loro complici vengano assicurati alla giustizia.

La storia di Francesco, la sua voglia di vivere, i suoi sogni e le speranze di un giovane adulto, stroncati brutalmente da una mentalità della violenza e del possesso, maschile e maschilista figlia di un fenomeno criminale preciso: la ’ndrangheta, devono graffiare le nostre coscienze, interrogare ciascuno di noi chiamandoci a fare di più e fare meglio». Il coordinamento provinciale ricorda infine: «Quando le libertà, i diritti e la vita di uno di noi vengono schiacciati dalla prepotenza e dalla protervia di menti criminali, ciascuno di noi ha il dovere di assumersi una sua porzione di responsabilità, perché vorrà dire che non siamo stati abbastanza vigili da esserne attenti custodi.  “Sono forse io il custode di mio fratello” dice Caino a Dio. Sì, ciascuno di noi deve essere custode dell’altro».

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