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Calabria, le nuove regole del PD: Richichi presenta mozione

“Sabato prossimo si riunirà l’Assemblea nazionale del partito democratico. Una tappa importante per il futuro del PD: si dovrà decidere l’organizzazione del congresso, la sua data, i suoi obiettivi. All’ultima assemblea/direzione regionale del Partito Democratico della Calabria ho presentato una mozione, che attende di essere formalizzata, da inviare alla Assemblea Nazionale, recante la proposta di nuove regole, più democratiche, per la gestione del partito stesso. Un partito che, nell’assetto attuale, mortifica e soffoca un retroterra culturale e politico di elevato spessore, maturato in decenni di partecipazione democratica, operata e vissuta dalle formazioni politiche delle quali rappresenta l’evoluzione o, meglio, la trasformazione. Con questo, riuscendo ad esprimere solo grigie idee, attente solo ad inseguire le umorali indicazioni dei sondaggi del momento e mai ad attuare una visione strategica di Stato e di futuro e ad ottenere risultati e consensi inesorabilmente in declino”. Così in una nota Domenico Francesco Richichi, Componente Direzione Regionale PD Calabria.

“Per cui – continua – una sorta di cambiamento è improcrastinabile. Cosa che non può non passare da un incentivo alla partecipazione, realizzabile solo attraverso una modifica delle attuali regole, evidentemente non adeguate. Può essere credibile, per organizzare e curare il futuro della democrazia italiana, solo una formazione/comunità politica che operi attraverso la pratica della democrazia interna (il metodo democratico), che sia raccolta intorno a una leadership legittimata, riconoscibile ed eletta e che non risulti, invece, legata ai destini di una sola persona. Occorrono regole che facilitino il rinnovamento e consentano l’accostarsi al partito nuove personalità e l’emergere di nuove idee utili al riposizionamento dello stesso accanto persone e ai loro bisogni. Il “metodo democratico” consiste, in primo luogo, in un sistema di regole che tutelino i diritti degli associati (iscritti ed elettori); garantiscano la trasparenza dei processi decisionali nonché la effettiva contendibilità degli incarichi e nella presenza in meccanismi che rendano quelle regole effettivamente vincolanti e non interpretabili a piacimento da chi temporaneamente guida il partito”.

“Se questa è la premessa, occorre fare una seria riflessione e verificare se lo Statuto risponda a questi minimi principi di democraticità. Nello Statuto del PD sono presenti elementi di presidenzialismo che non hanno più motivo di essere, così come si trovano principi di centralismo democratico, direi antidemocratico, che tarpano le ali a tante iniziative, utili, però, nel momento, ad esempio, delle scelte delle candidature al parlamento. Scelte, si fa per dire, perché si tratta, in buona parte, di vere e proprie autonomine e/o nomine di fedeli, anzi fedelissimi. Se questo è, bisogna, dunque, mettere mano alle regole dello statuto eliminando alcuni dettami, non molti, per far diventare il Partito Democratico un vero partito dalle regole limpide e democratiche”.

Sintesi del contenuto della mozione sulle modifiche allo Statuto del PD

  • estendere il principio, già previsto per gli organi periferici del partito (federazioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali), secondo cui le scelte vengano deliberate dalle assemblee elette ai vari livelli;
  • inserire la norma che escluda, per i parlamentari nazionali, il diritto di voto in assemblea nazionale e la eleggibilità alla direzione nazionale del partito;
  • eliminare l’automatismo della candidatura del segretario nazionale all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri;
  • fissare, perentoriamente, il limite di due mandati per il segretario nazionale;
  • introdurre, per l’elezione di tutti gli organismi, il sistema proporzionale con preferenze, in sostituzione del sistema elettorale con liste bloccate, salvaguardando, comunque, la parità di genere nell’espressione delle preferenze stesse;
  • ridurre i componenti l’assemblea nazionale a 500, eletti, unici, con diritto di voto deliberativo;
  • prevedere la partecipazione all’Assemblea Nazionale, di 75 componenti senza diritto di voto, fra deputati, senatori ed europarlamentari aderenti al partito, indicati dai rispettivi gruppi in assemblea, oltre ai sindaci delle città metropolitane e dei comuni capoluoghi di regione, presidenti di regione iscritti in attualità di mandato;
  • modificare la composizione della commissione di garanzia nazionale in riferimento alla provenienza dei componenti.

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