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Boss condannato all’ergastolo, riconosciuto come mandante di un omicidio – BlogSicilia – Ultime notizie dalla Sicilia

In appello carcere a vita per Mimì Vaccaro

E’ ritenuto il mandante di un omicidio della fine degli anni ’90 nel territorio della provincia di Caltanissetta. Per questo la corte d’assise di Caltanissetta ha condannato all’ergastolo il boss di Campofranco Domenico “Mimì” Vaccaro di 69 anni. E’ ritenuto colui il quale decretò la condanna a morte di Gaetano Falcone, ucciso a Montedoro il 13 giugno del 1998. Alcuni collaboratori di giustizia hanno raccontato i retroscena del delitto avvenuto 24 anni fa. La Procura di Caltanissetta aveva chiesto l’ergastolo per Vaccaro e ieri è arrivata la sentenza.

Altro imputato assolto

Le indagini sulla morte di Falcone sono state condotte dai carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta e dal nucleo investigativo che hanno raccolto le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, tra cui anche Maurizio Carrubba che partecipò al delitto. Nello stesso procedimento, scaturito dal blitz “Gallodoro”, imputato in assise, per il quale la Procura aveva chiesto anche l’ergastolo, c’era Carmelo Sorce, 57 anni di Milena accusato di avere ucciso Salvatore Randazzo nel gennaio del 1998 nelle campagne di Milena. La corte d’assise lo ha assolto perché non c’è prova del suo coinvolgimento.

La scarcerazione eccellente

La posizione di Vaccaro fu rimessa in discussione nel 2018. Infatti il 69enne non era stato riconosciuto ancora colpevole di quell’omicidio, tanto che era a piede libero. Almeno sino a quell’alba dell’8 marzo 2018 quando vanne arrestato dalla squadra mobile di Caltanissetta. Gli inquirenti riuscirono a ricostruire quell’omicidio di Gaetano Falcone che era rimasto irrisolto per 20 lunghi anni. La svolta quando Carruba si autoaccusò dell’omicidio e comincio a fare nomi e cognomi.

La confessione

Davanti agli inquirenti Carruba vuotò il sacco: “Ho sparato un primo colpo, poi un altro colpo da dentro la macchina, poi sono sceso gli ho dato 3 colpi di grazia alla testa”. E’ stata questa la ricostruzione del collaborante campofranchese, ex uomo di Cosa nostra. Così ha raccontato dell’esecuzione con obiettivo il montedorese Gaetano Falcone. Un delitto maturato per questione di controllo del territorio, una sorta di regolamento di conti. Vaccaro faceva parte dell’ala vicina a Binnu Provenzano mentre Falcone era vicino al boss Giovanni Brusca.

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