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Blog | Siamo otto miliardi: se nessuno farà il primo passo per fermarsi, ci penserà la natura – Il Fatto Quotidiano

E quindi siamo otto miliardi. Molti commentatori mi dicono: ma che ne sa uno zoologo di… e poi mettono qualunque argomento di cui mi occupi in questo blog.

Gli zoologi studiano gli animali e ogni nostra attività è il prodotto di decisioni prese dagli esemplari di una specie animale: Homo sapiens! Abbiamo davvero deciso di diventare otto miliardi? Ovviamente no. Ne L’origine delle Specie, Charles Darwin, uno zoologo…, enuncia una legge universale: tutte le specie tendono ad aumentare di numero. Inclusa la nostra, aggiungo io. È la legge della crescita, ben nota agli economisti. Darwin, però, ne identifica un’altra: anche se tutte le specie tendono ad aumentare di numero, non tutte possono farlo. Il motivo è semplice: il pianeta non può offrire risorse sufficienti a un numero illimitato di individui di qualsiasi specie. Alla legge della crescita si affianca quella del limite. Pesi e contrappesi. Noi, come tutti i viventi, aumentiamo di numero con i processi riproduttivi. Questa tendenza è interna alle specie e noi non facciamo eccezione. La legge del limite, invece, è sconosciuta alle specie: il limite è imposto dall’esterno (dall’ambiente che le sostiene).

Nessuna specie sopravvive senza avere rapporti con altre specie e con l’ambiente circostante. Dall’ambiente noi ricaviamo risorse (beni) come il cibo, i materiali con cui realizziamo i nostri manufatti, i combustibili… tutto. E non basta. L’ambiente ci offre anche servizi essenziali, tipo la qualità dell’aria che respiriamo, oppure dell’acqua che beviamo e che irriga i campi. Pensate al nostro stile di vita: ci sono cose che potremmo realizzare senza dipendere dal resto della natura? Magari nel breve termine potremmo anche, ma nel lungo termine no.

Quanto più il numero di individui di una specie aumenta, tanto più questa specie utilizza i beni e i servizi della natura. E qui interviene il concetto di “rinnovabile”. Se consumiamo più di quello che la natura produce, le risorse finiscono. E se roviniamo la qualità dei servizi (ad esempio inquinando l’aria e l’acqua) la nostra vita diventa miserabile.

Abbiamo imparato a spremere la natura con l’agricoltura e l’allevamento del bestiame, e ora il passaggio da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori avviene anche in mare, con l’acquacoltura. Stiamo antropizzando il pianeta, contribuendo a renderlo inospitale per la nostra specie. Le tecnologie ci possono aiutare, possiamo curare le malattie, vivere più a lungo, produrre cibo in modo efficiente, ma sappiamo bene che la crescita infinita del nostro numero e della nostra economia non è possibile, visto che il pianeta è “finito”, anche se la porzione che si rinnova (le rinnovabili) può sostenerci indefinitamente, a patto che non la sfruttiamo troppo, oltre le sue capacità di rinnovamento.

Nessuna specie, quindi, decide di smettere di crescere. È il resto della natura a fermarla. Di solito le risorse finiscono (fame) e inizia la competizione tra chi cerca di appropriarsene (guerre), per non parlare di malattie mortali che diminuiscono la pressione della specie sulla natura, riducendo il numero di individui.

Ma noi siamo intelligenti, in teoria. Potremmo decidere di limitare le nascite, e sappiamo anche come farlo. Ho scritto un post recentissimo sull’argomento e a quello rimando, consigliando anche di leggere i commenti.

La politica è il prodotto di azioni miranti a proteggere le risorse per una determinata porzione della popolazione. I confini degli stati sono “marcature” del territorio che dicono: qui è mio, tu non ci devi venire. Non per niente ho scritto un libro intitolato Ecco perché i cani fanno la pipì sulle ruote delle macchine. Ogni cane cerca di delimitare il suo “stato” marcandone i confini, per tenere lontani gli intrusi. Vi viene in mente l’attuale crisi dei migranti e le dispute tra Italia e Francia? Avete indovinato. E i migranti vengono qui perché fuggono da situazioni invivibili. I nostri giovani fuggono per motivi analoghi, anche se le aspettative sono molto maggiori. Presto non ci saranno più posti dove “fuggire”.

Sono stati elaborati modelli matematici che predicono l’anno in cui ci fermeremo, e il numero massimo che raggiungeremo. Ma poniamo che il numero massimo sia otto miliardi, invece che dieci: come fermarci? Potremmo ucciderci tra noi, morire di fame o di malattie, come fanno tutti gli animali. Oppure potremmo ridurre la fertilità, contravvenendo alla legge della crescita e imponendo dall’interno la legge del limite che, per natura, agisce dall’esterno. Saremo tanto intelligenti da andare contro la natura che ci impone la crescita, per restare in armonia con la natura che ci impone il limite? Le altre specie non lo capiscono. E noi? Le parole che dovrebbero definire questa “decisione” della specie sono equilibrio, stabilità, armonia.

Pare che lo abbiano capito tutti, ma nessuno vuole fare il primo passo e se un paese dovesse farlo (noi lo stiamo facendo, visto che abbiamo smesso di crescere) ecco che arrivano i fautori della legge della crescita: gli altri crescono, e noi chi siamo? I più scemi? Cresciamo anche noi. D’altronde tutte le specie si comportano così e, da zoologo, non posso che constatare che non siamo diversi da loro. Ci fermerà la natura.

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