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A Zurigo triplicate le violenze sessuali nei licei. Ora qualcuno lo dice: “La colpa è dei maschi stranieri”




Roma, 14 nov — I goumiers 2.0 all’assalto delle scuole europee: secondo un’indagine condotta a Zurigo e riportata da WeltWoche esiste una diretta correlazione tra la fallita integrazione dei giovani maschi di origine straniera negli istituti secondari svizzeri e i casi di violenze sessuali, che sono triplicati negli ultimi sette anni e vedono gli adolescenti extracomunitari come protagonisti — in negativo — indiscussi di questa tragica escalation.

Violenze sessuali triplicate, la colpa è degli immigrati

Inviati del quotidiano SonntagsZeitung hanno condotto un’inchiesta all’interno una scuola secondaria nel cantone di Zurigo da cui è emerso che le molestie sessuali, per queste ragazze, rappresentano ormai la normalità quotidiana. Lo stesso giornale riporta le dichiarazioni rese dal criminologo Denis Ribeaud dell’Università di Zurigo. «L’alta percentuale di immigrati nelle classi di scuola secondaria B e la mancanza di integrazione giocano indubbiamente un ruolo preminente», ha dichiarato.

La scoperta dell’acqua calda

Il criminologo aggiunge che spesso «le giovani donne provenienti da contesti di disagio educativo diventano vittime». E punta il dito contro chi si macchia delle violenze sessuali, cioè gli immigrati. Coccolati da stampa e istituzioni, commensali di pietra del dibattito: stupisce, anzi, che dall’ambiente accademico si alzi una voce disposta ad accendere i riflettori sul problema. Questi giovani immigrati, sottolinea, «quasi mai ammettono di aver molestato le donne. Non è chiaro se non lo dicano perché sanno che è sbagliato, oppure, ancora peggio, se non lo ammettono perché non ritengono di avere commesso alcun reato».

Bolle sociali e social

La piaga delle molestie e delle violenze sessuali nei confronti delle studentesse svizzere è acuita dalla tendenza di queste «bolle» sociali all’autoisolamento, alla ghettizzazione in un ambiente modellato sulle usanze dei Paesi d’origine dove la donna è marginalizzata e considerata inferiore. I social giocano un ruolo chiave nella formazione di queste «bolle». In tutto questo è chiaro il fallimento del sistema educativo in generale, e degli insegnanti in particolare, che hanno gettato la spugna nel raccogliere la sfida educativa legata agli impossibili processi di integrazione. Tutte cose che noi ripetiamo da anni: evidentemente (e purtroppo) il famoso «elefante nella stanza» ha assunto dimensioni tali da non poter più essere ignorato.

Cristina Gauri

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