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A Mileto ricollocata la targa contro la ‘ndrangheta

Era stata danneggiata a febbraio da due giovani. La vicinanza del sindaco Giordano al procuratore Gratteri «per la vigliacca aggressione subita». Presente il consigliere regionale Comito

Giuseppe Currà

A Mileto ricollocata la targa contro la ‘ndrangheta

Comito con Giordano

“Qui la ‘ndrangheta non entra”. È ritornata a campeggiare nuovamente all’entrata di Palazzo dei normanni la scritta tesa a ribadire che Mileto ripudia la mafia in tutte le sue forme. La targa che la conteneva, donata dal Consiglio regionale nell’ambito di una specifica campagna di sensibilizzazione, era stata deturpata e danneggiata lo scorso mese di febbraio da due giovani, di cui uno minorenne, immortalati dalle telecamere a circuito chiuso presenti all’esterno del municipio. Nelle scorse ore ne è stata installata al suo posto una nuova, consegnata al sindaco Salvatore Fortunato Giordano dal consigliere regionale Michele Comito, componente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta. La breve cerimonia di ricollocazione della targa si è svolta in un giorno particolare, in occasione del trentesimo anniversario della strage di Capaci. Nell’attentato dinamitardo persero la vita, ad opera di Cosa Nostra, il magistrato Giovanni Falcone e la sua scorta.

All’evento hanno partecipato esponenti dell’amministrazione comunale e del consiglio baby, autorità civili, militari e religiose e numerosi cittadini. Fra i presenti alla cerimonia, anche Elsa Tavella ed Elvira Rocco, rispettivamente mamma di Francesco Vangeli e Francesco Palmieri. Nel corso della cerimonia, il sindaco Giordano ha sottolineato l’importanza dell’inchiesta “Rinascita Scott” «quale momento fondamentale per la comunità vibonese e di svolta nella lotta alla ‘ndrangheta». A seguire, ha voluto inviare un saluto caloroso – per conto della città di Mileto – al procuratore Nicola Gratteri, «ultimamente oggetto di un’aggressione vigliacca e violenta che non merita. Da parte nostra – ha sottolineato – facciamo sentire tutto il calore umano che è possibile dare a una persona che ha perso la sua libertà per cercare di riaffermare la legalità. In alcuni casi magari sbagliando anche qualcosa, ma errare è umano».

Infine il consigliere regionale Comito, il quale, dopo aver ricordato i tragici momenti della strage di Capaci e gli sconvolgimenti politici e sociali che ne conseguirono, ha voluto ribadire che «la mafia fa e ci fa schifo» e ognuno deve «assumersi le proprie responsabilità, piene e convinte, per combattere il fenomeno della ‘ndrangheta».

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